Relish: dopo il caso Napoli, l’affissione esce su scala nazionale. Si attendono le reazioni

"Bocciata" già a Napoli dal sindaco Rosa Iervolino, la controversa campagna ambientata a Rio de Janeiro di Relish, brand giovane di pronto moda, esce ora in massa in tutta Italia. Ben 2.900 affissioni saranno di scena da mercoledì nella Penisola: quali reazioni susciteranno? Ce la faranno a rimanere "on air", fra presunte offese alla polizia brasiliana e accuse di rappresentare le donne come vittime di violenza?
Tutto è iniziato la scorsa settimana dopo che le immagini della campagna affissioni di Relish sono apparse in anteprima a Napoli, nella cui provincia ha sede l’omonima azienda produttrice, che fa capo alla famiglia Esposito, titolare anche dei marchi Phard e Zu+Elements. Due giovani modelle sono protagoniste di immagini scattate in Brasile, a Rio, in cui vengono sottoposte a perquisizioni piuttosto “ruvide” da due poliziotti militari carioca. Immagini che, sulla scia delle polemiche sorte intorno al caso Cesare Battisti, rischiano di crare nuovi attriti fra le due nazioni. E che per giunta escono in un momento in cui l’argomento “violenza sulle donne” è di scottante attualità.
Come si legge sul Corriere della Sera di ieri, l’indignazione nei confronti delle immagini ha avuto per destinatario l’ambasciatore italiano Michele Valensise: primo nel coro di proteste il prefetto di Rio de Janeiro, Eduardo Paes, cui ha fatto seguito il segretario del Turismo di Rio, Antonio Pedro Figueira de Mello che, secondo quanto riporta l’edizione online del quotidiano Jornal do Brasil, invierà alla nostra ambasciata una richiesta ufficiale di rimozione immediata della pubblicità dalle strade del nostro Paese.
Pronta la risposta dell’azienda. “Nello sviluppo della campagna pubblicitaria ci siamo ispirati al famoso film ‘Thelma & Luise’ - dichiara Alessandro Esposito, amministratore delegato di Relish -. Il nostro tentativo era esattamente quello di sdrammatizzare le situazioni critiche rappresentate nel film, guardandole da un punto di vista ironico”.
“Non c’è alcun desiderio di rappresentare la donna come oggetto, né tanto meno di incentivare la violenza contro di lei – prosegue Esposito -. La campagna è stata tra l'altro programmata e scattata i primi giorni dello scorso mese di dicembre, momento in cui niente faceva presagire l'ondata di violenza sulle donne. Ci dispiace se questo può aver generato reazioni contrarie”. “Tuttavia - conclude Esposito - appare abbastanza evidente che le immagini hanno un notevole contenuto di ironia. L’espressione della protagonista non è allarmata o terrorizzata, come sarebbe invece se la situazione rappresentata fosse effettivamente drammatica. Anzi, è addirittura leggermente beffarda e maliziosa, per cui appare evidente che tutta la situazione è un’iperbole, ben lontana dall’apparire reale”.
c.me.
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