Renzo Rosso: "Un sacco di aziende chiuderanno". Ma non è il solo a lanciare l'allarme

"La crisi deve ancora cominciare. Chi parla di ripresa dice boiate. Boiate immense. Un sacco di aziende chiuderanno i battenti". A dirlo, con lo stile esplicito che lo caratterizza, è Renzo Rosso (nella foto), patron del gruppo Only the Brave, in un'intervista pubblicata oggi su la Repubblica. Ma l’allarme è stato lanciato anche ieri al convegno Pambianco-Intesa Sanpaolo: è a rischio la sopravvivenza della filiera.
"C'è un calo medio del 20-25%, un problema grossissimo di liquidità finanziaria" dichiara Renzo Rosso. E alla domanda “chi salterà?”, il fondatore del brand Diesel risponde: “Un 10-15% del mio settore. Piccole imprese non strutturate, senza mezzi. Poi la gente inventata, quella che è andata avanti copiando, con mille scappatoie, senza idee né solidità. La crisi è anche un repulisti. Finalmente”. Interrogato su possibili acquisizioni, l’imprenditore veneto risponde: “Può essere che qualcosa si faccia. Sulla mia scrivania ho un pacco di dossier. Alcuni di nomi molto ma molto famosi. Valuteremo”.
Il tema doloroso di una purtroppo prevedibile moria di aziende è tornato più volte anche nel convegno Pambianco-Intesa Sanpaolo tenutosi ieri a Palazzo Affari a Milano (vedi anche fashionmagazine.it del 3 novembre 2009). “La contrazione dei fatturati a consuntivo 2009 - ha detto Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, delineando gli scenari del prossimo futuro del sistema moda - sarà tale da portare a severi rischi di uscita di un numero non trascurabile di imprese, soprattutto quelle piccole, con una nuova riduzione della base produttiva italiana nel settore”.
Anche il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Mario Boselli, ha parlato di “cali di fatturato del 20-30% e anche del 40%”: “I bilanci 2009 saranno orribili - ha aggiunto -. Le banche dovranno cambiare criteri, non potranno guardare solo ai numeri: se no ci faremo male tutti”. Per far fronte alla situazione, Boselli ha anche invocato una moratoria sull’Irap (vedi fashionmagazine.it del 3 novembre 2009).
Sul tema è poi tornato Michele Tronconi, presidente di Sistema Moda Italia, annunciando cali preoccupanti delle esportazioni nei primi sette mesi, con l’abbigliamento vicino a un -20%, a fronte di un incremento del 15% dell’import di capi confezionati dalla Cina. Davanti alla tragicità della situazione, oltre a una rapida soluzione della questione “made in”, il presidente di Smi ha invocato innovazioni nel settore dei prestiti e non solo da parte delle banche, ma anche dell’assicurazione sul credito.
L’assottigliamento del tessuto produttivo mette in gioco, secondo Tronconi, la stessa capacità di innovare. Una preoccupazione ribadita dagli imprenditori: Claudio Orrea di Patrizia Pepe ha ricordato le disatrose condizioni in cui versa il distretto pratese, dove molte aziende stanno chiudendo. “Rischia di scomparire un saper fare unico - ha aggiunto - frutto di un sistema complesso che racchiude molte competenze specialistiche”. Conseguenza inevitabile la difficoltà a trovare “quei tessuti che fanno la differenza”.
A questo proposito, il numero uno di Tod’s Diego Della Valle ha sollecitato un intervento del Governo per la detassazione degli investimenti nella ricerca sul prodotto, oltre ad auspicare un maggiore sostegno alle esportazioni per le Pmi “per rendere anche a loro accessibili i mercati internazionali”.
“Il problema per il made in Italy - ha avvertito Franco Pené di Gibò - sarà la scomparsa di gran parte della filiera. E andare in Cina allora diventerà un obbligo, non più solo una scelta per contenere i costi”.
c.mo.
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