Replay: la crisi si aggredisce con le idee e l'innovazione. Arriva il denim Laserblast

"I momenti difficili si affrontano con la propositività, mandando in campo i valori che da sempre contraddistinguono un marchio", spiega Matteo Sinigaglia, a.d. di Fashion Box, cui fa capo la label Replay. Ieri, nello store milanese di corso Vittorio Emanuele, protagonista era il nuovo denim Laserblast, all'insegna della sostenibilità e della creatività. Attesi, nell'imminente futuro, l'opening di un grande store a Pechino e lo sbarco nei mercati arabi.
Innovazione, per Matteo Sinigaglia, vuol dire anche attenzione all'ambiente. "Il nuovo Laserblast vede il coinvolgimento della tecnologia per fini artistici - spiega a fashionmagazine.it -. Per la prima volta il laser è stato impiegato nel mondo del denim, unito a un lavaggio all'ozono che consente di risparmiare l'85% di acqua. L'intervento di lavorazioni manuali consente inoltre di ottenere una fortissima personalizzazione di ogni singolo capo. Il tutto a prezzi molto 'affordable". Un jeans costa dai 119 ai 139 euro, in base all'assunto: 'You don't pay for your rights'. Creativo anche il lancio: "Gli inediti cinque tasche vanno in vendita da oggi (ieri, ndr), in contemporanea, in tutti i Paesi del mondo, supportati da una comunicazione virale, perché non devono esistere dei momenti canonici di presentazione. Quando vengono le idee, allora è il momento di mandarle in pista. Cosa che faremo presto con un'altra novità, ancora top secret".
In scena ieri presso lo store meneghino anche il "magic table" disegnato dall'architetto De Lucchi, un supporto con contenuti interattivi nato per presentare il denim destinato ai monomarca Replay. "Stiamo studiando una versione più piccola, anche per gli spazi più contenuti", puntualizza Sinigaglia. A proposito di negozi, fervono le aperture in Asia, area vitale in questo momento per il brand, con le sue varie declinazioni (le linee top We Are Replay, White Seal e Red Seal e il childrenswear Replay & Sons, che ha registrato crescite a doppia cifra). "Un mese fa abbiamo inaugurato un punto vendita a Osaka, che si è aggiunto ai sette già operativi in Giappone, e in giugno sarà la volta di uno store molto importante a Pechino a Sanlitun, che andrà ad affiancare i 40 già attivi in Cina. Intanto ci stiamo muovendo anche in Vietnam, dove abbiamo cinque negozi, nelle Filippine e in Thailandia". Entro fine mese si attende inoltre la sigla di un accordo per l'ingresso nel Middle East, dove Sinigaglia punta ad avviare dieci negozi nell'arco di due anni.
La messa a fuoco, insomma, è soprattutto fuori dalla Vecchia Europa, dove non sono previste nuove aperture ma dove ci si concentra sul restyling dei negozi già esistenti. "I Paesi più reattivi sono quelli del Nord Europa - puntualizza l'imprenditore, che detiene oggi il 51% di Fashion Box (il 49% è ancora in capo alla famiglia del fondatore, Claudio Buziol) -. In Italia, invece, abbiamo perso in fatto di numeri, un po' come tutti del resto, ma non abbiamo smarrito la qualità e l'appeal del brand. Amo il mio Paese e sono convinto che dobbiamo crederci più di prima, proprio perché il momento è difficile. Voglio proporre cose credibili per contribuire a dare stimoli e positività alla gente". Intanto, per fortuna, Sinigaglia è riuscito a tenere saldo il timone dell'azienda nei mari insicuri del 2011, guidandola nel porto rassicurante di un fatturato in sostanziale stabilità: 235 milioni di euro di consolidato, di cui più dell'80% proprio grazie ai mercati d'oltreconfine.
c.me.
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