Ricerca Pambianco: nel 2005 aumentano gli investimenti pubblicitari delle grandi firme

I grandi marchi continuano a spendere, mentre i nomi che solitamente investono poco hanno ulteriormente diminuito il budget. Questo, in sintesi, il risultato di una ricerca di Pambianco Strategia d’Impresa sugli investimenti pubblicitari effettuati dai brand di moda femminile sulla stampa italiana nel 2005.
Le testate analizzate da Pambianco sono 58, di cui 5 quotidiani, 22 settimanali e 31 mensili, mentre i marchi del womenswear presi in esame sono 610.
Gli investimenti di tutte le etichette del settore donna (tutte quelle del 2005 e tutte quelle del 2004, ma non omogenee tra loro) sono stati pari a 78.715 migliaia di euro nel 2004 e 77.475 nel 2005, con un calo dell’1,6%. Considerando però solo i brand omogenei, ossia quelli che hanno effettuato investimenti sia nel 2005 sia nel 2004 (317 etichette), il totale degli investimenti scende da 73.422 a 70.452 migliaia di euro, con un decremento del 4%.
Se si prendono in considerazione solo i dati dei primi 100 marchi dei 317 omogenei, la spesa è salita nel 2005 del 4,9%, da 53.594 a 56.229 migliaia di euro. I rimanenti 217 sono invece scesi del 28,3%, passando da 19.829 a 14.224. Un’evoluzione da cui si evince, spiega la ricerca, “che i grandi marchi continuano a investire, mentre chi investe poco ha ulteriormente e drasticamente ridotto la sua presenza nei media”.
La spesa dei 20 marchi più rappresentativi che sfilano a Milano nel 2005 è aumentata del 6,5%, da 15.893 a 16.926 migliaia di euro. Numero uno tra i top spender è Versace, con 1.604 migliaia di euro, pari al 2,3% del totale del settore; al secondo posto si piazza Blumarine, con 1.521 migliaia di euro, pari al 2,2%; in terza posizione si classifica Giorgio Armani, con 1.181 migliaia di euro, pari all’1,7%.
Il canale preferito è quello dei settimanali, che assorbe il 50% del totale, con i femminili allegati ai quotidiani in pole position. Seguono i mensili, con il 39,6%, e i quotidiani, con il 9,7%.
La ricerca precisa che come valore degli investimenti è stato preso quello che risulta dall’applicazione dei listini prezzi ufficiali. Valore che però subisce una riduzione stimata nell’ordine del 70-80%: il peso reale degli investimenti è quindi pari al 20-30% delle cifre indicate.
a.t.
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