Ricerca Pambianco/Imago Mundi: +3,3% gli investimenti pubblicitari nel settore moda

Il valore complessivo degli investimenti pubblicitari effettuati dalle aziende di moda italiane ed estere nel 2003 è stato di 1.562 milioni di euro, pari al 25% del totale, con un incremento – rispetto al 2002 – del 3,3%: questi, in sintesi, i risultati emersi dall’indagine condotta da Pambianco Strategie di Impresa in collaborazione con Imago Mundi, società specializzata nelle rilevazioni degli investimenti pubblicitari sulla stampa.
L’analisi ha preso in considerazione 114 testate tra quotidiani, settimanali, mensili e periodici relativamente ai settori abbigliamento, calzature, pelletteria, occhiali, gioielli e orologi.
I risultati evidenziano che l’abbigliamento assorbe la percentuale maggiore degli investimenti, con un valore di 754.170 migliaia di euro, pari al 48% del totale. Seguono le calzature (198.167), la pelletteria (116.146), gli orologi (206.935), i gioielli (173.350) e gli occhiali (88.428).
La ripartizione per marchio mostra che la pole position degli investimenti nell’advertising è occupata da Valentino con 14.866 migliaia di euro (pari all’1% del totale), mentre al secondo posto si piazza Breil con 13.472 migliaia di euro (0,9%) e al terzo Gucci con 13.156 (0,8%). L’azienda che investe di più è Swatch, con 32.221 migliaia di euro (2,1%), seguita da Richemont (2%) e Luxottica (1,7%).
La categoria che detiene la posizione top è quella dei settimanali con 920.772 migliaia di euro, pari al 61% del totale. A ruota seguono i mensili con il 28% e i quotidiani con l’11%. In testa sono il settimanale Io Donna con 163.742 migliaia di euro (10,5%), D di Repubblica (9,6%) e Panorama (6,7%).
La raccolta per concessionari evidenzia che il Gruppo Editoriale Rcs accoglie la percentuale maggiore di pubblicità, per un valore pari a 459.123 migliaia di euro (29,4%), davanti a Mondadori (28,3%) e Manzoni (20,2%).
La ricerca condotta da Pambianco rileva infine che gli investimenti nell’advertising di tutti i comparti nel 2003 (6.198 milioni di euro) sono stati pressoché uguali al 2002 (6.220 milioni di euro): oltre alla moda – cresciuta appunto del 3,3% - hanno guadagnato punti le telecomunicazioni (+23%), il largo consumo (+17,4%) e gli elettrodomestici (+8%). Sono scesi invece i settori della grande distribuzione, dell’informatica, del bancario, del turismo e dei viaggi e della cosmetica.
A latere, lo studio fa notare che i dati complessivi sono quelli che risultano dall’applicazione dei listini prezzi, anche se la quota subisce una riduzione (ossia degli sconti) che si può stimare nell’ordine del 60-80% a seconda dell’importanza dei clienti: ne risulta che il valore reale degli investimenti è pari al 20-40% delle cifre riportate nell’indagine.
a.t.
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