Romeo Gigli: il dopo-Gentucca Bini passa attraverso un'ottica più internazionale

All'indomani della rottura con Gentucca Bini, l'a.d. di Romeo Gigli, Pierluigi Mancinelli, spiega i retroscena e abbozza gli scenari futuri. "Il nuovo direttore creativo? Sicuramente non un semplice uomo prodotto, ma un personaggio in grado di coniugare estro e una marcata attenzione al côté commerciale". In fase avanzata le trattative con un gruppo del Far East per l'ingresso nel capitale di Mood, società cui il brand fa capo.
Mancinelli non anticipa nulla sul successore di Gentucca Bini. Tuttavia, scherzando ma non troppo, abbozza: "Lo stilista che più si avvicina a questo identikit è lo stesso Romeo Gigli". Il riserbo sarà sciolto solo il prossimo gennaio, durante Milano Moda Uomo. Nel frattempo, sarà l'ufficio stile interno alla maison a occuparsi delle collezioni Romeo Gigli (prêt-à-porter, declinato al 50% al maschile e al 50% al femminile), Gigli (la seconda linea, al 70% dedicata alla donna) e Romeo Gigli Milano (la parte "diffusione", in cui il menswear è preponderante rispetto al womenswear).
Ma cos'è successo con Gentucca Bini? Perché un divorzio che è sembrato a dir poco repentino, a ridosso della settimana delle sfilate, annunciato dalla diretta interessata via e-mail? "Non si tratta di un fulmine a ciel sereno - obietta Mancinelli -. Il contratto che ci legava a Gentucca sarebbe comunque scaduto tra pochi giorni, a fine settembre". "Questa stilista ha fatto un grandissimo lavoro e glielo riconosciamo - prosegue - strutturando il marchio e dandogli una notevole visibilità, soprattutto sui media: solo lo scorso anno sono usciti ben 1.400 redazionali". Immagine vincente, dunque, ma divergenze di opinioni soprattutto sul fronte dei brand Gigli e Romeo Gigli Milano.
"Due marchi al centro di una riflessione importante - spiega Mancinelli - perché non è semplice trasferire il know how maturato sulla prima linea in un contesto più commerciale e globalizzato, con materiali diversi, seppure di qualità, e prezzi giocoforza più contenuti". D'altro canto, proprio su Gigli e Romeo Gigli Milano si concentrano consistenti aspettative da parte di Mood, azienda che, come confida Mancinelli, è a un passo dalla conclusione di un accordo con una realtà industriale-finanziaria del Far East, che dovrebbe entrare a breve nel capitale, in un'ottica di internazionalizzazione.
Un fatto certo è che la sfilata prevista a Milano Moda Donna salterà. Ci sarà solo una presentazione della pre-collezione primavera 2009, in scena il 23 settembre in una location in via Bigli. "Quando torneremo in passerella con la donna - dice Mancinelli - probabilmente lo faremo a Parigi e non più nel capoluogo lombardo".
Positivo il bilancio dell'ultimo anno: la maison ha archiviato il 2007 con un fatturato di 5 milioni e 200 mila euro, realizzati per la maggior parte con le licenze (che riguardano gli accessori, le calzature, la casa, i guanti e, ultimo in ordine di tempo, il bimbo affidato alla veneta Baby Cross), "ma al 30 giugno abbiamo messo a segno, tra 'fatturato' e 'ordinato', 6 milioni e mezzo di euro, suddivisi tra Italia (30%) ed estero (70%, con la presenza in Europa, Russia, Cina, Giappone e Corea del Sud): contiamo quindi di chiudere il 2008 al raddoppio".
Alla voce distribuzione, recentemente sono stati avviati monomarca in franchising a San Pietroburgo, presso il Grand Palace Shopping Mall sul Nevskji Prospekt, e a Hong Kong all'interno del New World Center di Kowloon. "L'anno prossimo sarà la volta di Tokyo, nel quartiere di Ginza - preannuncia Mancinelli - ma anche di Mosca e del primo shop in territorio cinese, non sappiamo ancora se a Pechino o a Shanghai". Alta l'attenzione verso le nuove leve del design: sta prendendo forma il "Progetto Laboratorio", iniziativa che vede la Romeo Gigli insieme al Comune di Milano per sostenere sei giovani talenti africani. I frutti di questa collaborazione si vedranno nel gennaio 2009, con il debutto della mini-collezione Romeo Gigli Lab.
a.b.
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