Russia: la crisi inizia a colpire anche il lusso

Alexander Reebok, managing director di Mercury Group, ha dichiarato in un’intervista che nelle ultime settimane le vendite a Mosca di articoli di lusso hanno iniziato a rallentare. Il mercato soffre e i dettaglianti di moda russi chiedono riduzioni dei budget alle aziende.
Se Mercury, il gruppo retail leader nel mercato del lusso in Russia (oltre un miliardo di euro il turnover) - tradizionalmente poco propenso a comunicare con la stampa - ammette per la prima volta una flessione del sell out, la situazione si prospetta piuttosto preoccupante.
Alla Reuters, il manager, ha rivelato che la propria clientela di target elevato, pur continuando a comperare, acquista un po’ meno prodotti de luxe, a partire dall’abbigliamento griffato.
“Di norma il nostro fatturato complessivo è sempre cresciuto di anno in anno - ha spiegato Reebok -. Nel 2008, però, l’incremento potrebbe essere inferiore alla media. Alcuni monomarca forse registreranno una perdita. Un rischio che non riguarda lo Tsum”.
Si dice, comunque, che la food hall del noto department store, di solito frequentata dall’élite moscovita, la scorsa settimana fosse vuota, con scorte di caviale e aragoste stipate nei frigoriferi.
Forse i Paperon de’ Paperoni locali erano troppo preoccupati a leccarsi le ferite dopo che in Borsa avevano perso fino al 60% del loro patrimonio. Persino il plurimiliardario Roman Abramovich, raccontano i tabloid russi, ha rimandato le nozze per colpa della crisi finanziaria.
Si spera, comunque, in una rapida ripresa. Per il prossimo Natale, Alexander Reebok confida in un turnover simile a quello del 2007, magari in leggero aumento.
Intanto, i comuni mortali moscoviti devono fare i conti con le provviste alimentari che scarseggiano nei supermercati: in parte perché la gente teme il peggio e fa scorte di cibo, in parte perché i retailer faticano a pagare i fornitori.
Pure nella provincia, si soffre. Non stupisce pertanto che molti dettaglianti stiano inviando lettere alle aziende italiane della moda per chiedere riduzioni significative dei budget: si parla di una flessione dei fatturati nell’ordine del 20-30%.
Il tutto coinvolge anche i Paesi dell’ex Urss: particolarmente grave la situazione dell’Ucraina, a rischio di fallimento e con le dogane praticamente bloccate.
e.c.
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