Sciopero delle modelle: servono nuove regole

La creazione di un codice di condotta che ponga fine alla deregulation che imperversa nel settore moda in Italia. È questa, in sostanza, la proposta lanciata ieri dalle agenzie italiane rappresentate dall'Assem (Associazione servizi moda), durante una conferenza stampa convocata per spiegare i motivi dello sciopero di tre ore, cui hanno preso parte i professionisti delle passerelle.
L'assenza di regole e licenze ad hoc, secondo quanto lamentano gli addetti ai lavori, rallenta le procedure per l'ottenimento dei visti a modelle straniere e la stipula dei contratti. Questo mette in ginocchio il sistema, che per mancanza di competitività potrbbe finire per prestare il fianco alle intrusioni di operatori stranieri. "Siamo a favore della concorrenza - ha spiegato Guido Dolci, presidente di Assem - ma quando lavoriamo a Parigi e New York noi abbiamo regole da seguire, mentre gli stranieri qui vengono in affitto, fanno il lavoro e se ne vanno". Immediata la reazione dell'agenzia Img Models, che si è sentita chiamata in causa e ha precisato di "essersi sempre comportata nel rispetto della normativa italiana, senza mai esercitare alcuna attività di concorrenza sleale".
Dolci ha anche sparato a zero contro alcune riviste, che fanno sistematicamente realizzare la quasi totalità dei servizi di moda all'estero, impoverendo Milano. "Il giro d'affari diretto delle agenzie associate ad Assem - ha detto il presidente - è sui 200 milioni di euro, ma tra ristoranti, alberghi, discoteche, tassisti, fotografi e truccatori può essere stimato in un miliardo di euro". E proprio alle direttrici delle testate di moda è arrivata la proposta di Gisella Borioli, giornalista, a.d. di Superstudio Group e candidato al Consiglio comunale nella lista Letizia Moratti per Milano. "Sono donne influenti - ha scritto Borioli in una lettera aperta -. Se dessero loro un primo segnale di svolta, forse potremmo tornare a essere la capitale dell'immagine che non siamo più".
Il presidente della Cnmi, Mario Boselli, ha fatto sapere di essere contrario allo sciopero come forma di soluzione dei problemi, ritenendo più opportuno il confronto e il dialogo con i soggetti interessati.
m.g.
stats