Seminario Assomoda Italia: a confronto la normativa sul contratto di agenzia in Ue e Usa

Il contratto di agenzia come viene disciplinato da noi e in altri Stati europei quali Francia, Spagna, Inghilterra e Germania? E negli Stati Uniti? Sono domande lecite e sempre più ricorrenti oggi, dal momento che anche l'attività dell'agente di moda guarda all'internazionalizzazione. A fare chiarezza, un seminario organizzato da Assomoda Italia che ha visto l'intervento di legali esperti nei rispettivi Paesi.
Come ha spiegato oggi a Milano Giulio di Sabato (presidente di Assomoda), l'obiettivo dell'associazione, oltre a quello formativo, è anche di fornire agli associati la possibilità di consultare, a condizioni agevolate, una rete internazionale di legali specializzati nella moda. Tra le ipotesi vi è anche quella di realizzare un “contratto tipo”, redatto in una forma “base”, valido in tutti i Paesi Ue. Attualmente esiste una direttiva comunitaria in materia che, tuttavia, è stata recepita in modo diverso a seconda dei vari Stati membri (la prima al mondo che si è occupata della figura agente di commercio nelle proprie leggi è stata la Germania, cui l'Italia ha ampiamente attinto).
Esaminando il momento della nascita del rapporto tra agente e imprenditore preponente, dalle risposte di tutti i legali è emerso quanto sia importante la forma scritta, anche in quei Paesi dove non è indispensabile, soprattutto per far valere i propri diritti in caso di contenzioso. Se le parti hanno nazionalità diverse, gli esperti consigliano, in particolare, di indicare il giudice competente e la legge cui il contratto è assoggettato.
Complessa anche la questione dei diritti e degli obblighi della parti. Da noi, per esempio, l'esclusiva è prevista anche se non è menzionata, in analogia con quanto avviene nel Regno Unito (nel caso specifico dell'”exclusive agent”, mentre il “sole agent” non ha l'esclusiva perché il preponente può vendere direttamente sul territorio). In Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti deve, al contrario essere indicato nel contratto. Se il rapporto si rompe, poi, i patti di non concorrenza non possono superare i due anni in Italia, Francia e Spagna, mentre la legge tedesca non dà indicazioni temporali. Nel caso degli Stati Uniti la casistica è vasta (si parla anche di 5 anni), ma in generale questi “patti” non sono ben visti dai tribunali e sono più tollerati se si tratta di durate “ragionevoli”. Quanto ai corrispettivi, normalmente sono provvigioni, ma in molti Paesi vale sia un fisso sia una forma “mista” (fisso+provvigioni) e il pagamento il più delle volte avviene quando l'affare va “a buon fine”.
Non meno articolata, infine, la questione della risoluzione del rapporto. In Europa si ha diritto a un'indennità se esistono determinati presupposti (l'aumento del volume di vendite o del numero dei clienti, per citarne un paio). Normalmente si tratta di una percentuale commisurata alle provvigioni, variabile a seconda dei casi (raramente in Italia si va oltre il 50% di un anno di compensi). Se il contratto è a tempo indeterminato, il periodo di preavviso il più della volte varia da uno a 3-6 mesi a seconda che il rapporto di lavoro sia durato da uno a tre o più anni.
e.f.
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