Settimana della moda a Mosca: le speranze degli stilisti russi e gli applausi per il made in Italy

Alla domanda se esiste una moda russa, per il momento bisogna rispondere di no. Le sfilate in calendario dal 19 al 27 ottobre organizzate nell’ambito della Russian Fashion Week, manifestazione gestita da Alexander Shumsky di Artefact Communications Agency, hanno dimostrato che l’entusiasmo è grande, ma la genialità non alberga ancora nella vene degli stilisti locali.
Normale per un Paese complesso non soltanto per la sua geografia – è attraversato da 11 fusi orari - ma per la sua storia. Da poco la terra che ancora saluta, scorrendo in religioso silenzio, le spoglie mummificate del compagno Lenin, padre della dittatura del proletariato e del materialismo dialettico, ha scoperto l’ansia del materialismo edonistico, tipico dei nostri anni Ottanta.
Molti sperano che quei 10 milioni di ricchi che oggi esibiscono il proprio status con un vestire ipergriffato, possano evolversi in consumatori sofisticati. E tanti si augurano che quei 50 milioni d’individui della classe media, in grado di recepire il fascino di una moda italiana bella e accessibile, abbiano presto la possibilità di comprare, se pure in modo meno compulsivo.

Difficile dire se queste previsioni si avvereranno ma, in questo senso, particolare significato ha assunto - nell’ambito della RFW che si è svolta sotto i tendoni “The Cremlin” e “The Vasilievski”, allestiti sulla piazza Rossa - l’Italian Day organizzato da Camera Nazionale della Moda Italiana. Una giornata memorabile per le griffe Exté, Guerriero, La Perla, Pollini by Rifat Ozbek e Romeo Gigli che hanno sfilato le collezioni primavera-estate 2006, di fronte a un pubblico giovane e assetato di moda. Del resto, sotto il profilo degli affari, i giochi erano stati fatti da tempo. “Abbiamo mandato in passerella i nostri best-seller su questo mercato, perché ci fosse coerenza fra la sfilata e i capi che effettivamente i consumatori troveranno nei negozi” ha detto Stefano Salati, area manager Ittierre. Qualcuno ha vissuto l’evento come la posa della prima pietra del futuro della nostra moda, in un Paese dove i grandi sono arrivati da tempo e stanno moltiplicando i santuari del lusso e dello chic. Non a caso Giorgio Armani attraverso il gruppo Mercury ha già aperto la sua seconda boutique al Barvikha Village e, a giorni, i Dolce&Gabbana inaugureranno nella stessa località un nuovo punto vendita. Per la Russian Fashion Week la collaborazione con Camera Nazionale della Moda Italiana promette bene. Il presidente Mario Boselli non ha dubbi: “Credo che i nuovi russi abbiano davanti a sé un grande avvenire. La loro moda è giovane e l’assenza di mostri sacri nel panorama creativo li aiuterà a crescere” ha dichiarato, annunciando una giornata di sfilate ospitata prossimamente nell’ambito del calendario di Milano Moda Donna di febbraio.

L’asse Milano-Mosca è apparso come il vero asso nella manica di una manifestazione che si contende la leadership della crescita della moda russa con un altro evento a cui, da domani, cede il testimone: la Fashion Week in Moscow. Organizzata da Elena Kudina, esperta di moda perché già compratrice del gruppo Seven Continent, si svolge nel bellissimo edificio Gostinyi Dvor, che ospita stand tipo fiera e sale dove sfilano stilisti consolidati come Slava Zaitsev e Valentin Yudashkin, e ospiti d’onore. Sabato 29 ci sarà infatti Trussardi. Normale che i russi guardino al nostro Paese non solo come a un grande produttore di moda - l’industria italiana ha esportato, nel periodo gennaio-giugno 2005, fra tessile pelle e abbigliamento, 689 milioni di euro con un incremento pari al +10,9% rispetto allo stesso periodo del 2004 - ma come a un modello per disegnare il proprio futuro. Chi pensa a questi mercati solo in funzione di masse di consumatori voraci ed esterofili che ingurgitano tutto, non dimentichi che i popoli s’evolvono e le realtà cambiano. “Bisogna stare attenti: russi, cinesi, giapponesi in fatto di gusto spesso stanno sorpassando noi italiani”, ha commentato Massimo Ferretti di Aeffe.

Strategie più lungimiranti sono indispensabili per lo sviluppo del nostro business in nuove aree. Ricche d’opportunità ma anche d’insidie: le trasformazioni sono talmente rapide che spesso, per salire sul treno in corsa, si rischia di farsi male. Mikhail Kusnirovich, patron di Bosco di Ciliegi, gruppo di distribuzione moscovita, e azionista di riferimento dei magazzini Gum, è stato tra i primi a far conoscere il nostro stile - investe in moda italiana 36 milioni di euro l’anno – e ha per esempio annunciato che dal 2009 non affitterà più i propri spazi di vendita alle aziende ma li gestirà direttamente, diventando così ancora di più retailer. A buon intenditor… l.se (Mosca)
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