Settore calzaturiero: ripresa ancora rinviata, la via d’uscita è fare sistema

Ripresa ancora rinviata per il settore calzaturiero, dopo oltre due anni di performance negative. Lo ha confermato Rossano Soldini, presidente dell’Associazione di categoria, alla conferenza stampa di presentazione della prossima edizione di Micam, salone della calzatura in programma a Milano dal 20 al 23 marzo. Soldini ha anche annunciato l’imminente nascita di una Federazione dell’intero sistema moda, calzature comprese.
Nell’informare sull’ampliamento degli spazi espositivi del Micam - cui si sono aggiunti un nuovo padiglione e oltre 4 mila metri quadri - e sull’aumento del numero degli espositori (1.361, +8,5% rispetto a marzo 2003; 309 stranieri, +52,2%) che caratterizzeranno l’appuntamento con le collezioni per il prossimo autunno-inverno, Soldini ha delineato lo scenario attuale del settore calzaturiero italiano.
In calo le esportazioni verso i primi quattro mercati di sbocco nel periodo gennaio-novembre 2003: Germania con un -2,8% in volume, Francia con un -2,6%, Usa con un -13,4% e Regno Unito con un -11,9%. 283 i milioni di paia vendute contro i 303 dell’anno precedente. In discesa anche i consumi interni, ridotti dell’1% in quantità e aumentati dell’1,5% in termini di spesa. La congiuntura negativa ha avuto pesanti riflessi anche sull’occupazione, che ha perso il 3,5% degli addetti (3.733 unità).
"Il forte apprezzamento dell’Euro, o meglio - ha precisato Soldini - la pilotata svalutazione Usa del dollaro e la velocissima crescita della forza competitiva di vecchi e nuovi concorrenti stanno gravemente fiaccando la capacità di resistenza di una consistente fetta del settore". A preoccupare sono Cina, Vietnam, India "che stanno erodendo anche le quote di fascia medio alta, come dimostra la crescita dell’import di calzature in pelle e cuoio del 44% in volume nei primi 11 mesi del 2003".
Dal ’70, come ha ricordato il presidente dell’Anci, le aziende italiane hanno subito i colpi della globalizzazione ma hanno sempre saputo fronteggiare i competitor grazie alla creatività, alla ricerca e all’innovazione. Questo fino a due anni fa.
"Oggi infatti – ha affermato - i Paesi sopra citati esercitano una vera e propria imbattibile concorrenza asimmetrica, costruita sul dumping monetario, sociale e ambientale, su sussidi all’esportazione e su inesistenti costi del lavoro". Soldini non crede neppure nelle opportunità che queste nazioni possono dare al nostro export: "Su 1.300 milioni di abitanti in Cina, 100 milioni sono ricchi e comprano 280 mila paia all’anno: ovvero 38 paia per ogni calzaturificio! Se queste sono opportunità…".
Il comparto è tuttavia determinato a non accettare una "prospettiva di inarrestabile declino". Le aziende si stanno attrezzando per recuperare efficienza interna, contenere i costi, affinare i rapporti con mercato e clienti "ma chiedono anche un forte e determinante intervento governativo, oggi in via di attuazione, che tuteli e promuova il marchio Made in Italy e che, attraverso misure doganali e sanzionatorie, renda più efficace la lotta alla contraffazione".
Sul piano della politica commerciale internazionale, l’obiettivo è di regolamentare l’origine dei vari prodotti. Si risolverebbero situazioni non chiare come la crescita di calzature importate dall’Olanda (+67,4%), tradizionalmente legata a fenomeni di triangolazione, visto che le aziende locali si contano sulle dita di una mano. Intanto si profila un’opportunità in più per un’industria che, oggi più che mai, ha bisogno di fare sistema: la futura nascita di una Federazione del comparto moda nella sua globalità che, come ha fatto notare Soldini, "riunirà i settori del tessile abbigliamento, della pelletteria, dell’oreficeria, dell’ottica e della calzatura".
l.sc.
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