Sfilate di Parigi: echi nostalgici e accenni futuristici

Quarto giorno oggi per le sfilate di Parigi: protagonisti, tra gli altri, Christian Dior, Vivienne Westwood, Lanvin, Maison Martin Margiela e Yohji Yamamoto. Finora uno dei temi dominanti in pedana è stato uno sguardo nostalgico al passato, ma non sono mancati accenni a un futuro high tech. Sotto i riflettori il ritorno del maculato e una cascata d'oro (nella foto, un abito di Balmain).
Tra le collezioni on show mercoledì 3 marzo, quella di Dries Van Noten ha saputo abilmente mescolare accenti maschili con reminiscenze militari, infondendo un tocco di femminilità d'antan nelle gonne a godet e negli abiti anni Cinquanta con pennellate di fantasie floreali. La sintesi tra nonchalance ed eleganza è stata centrata dall'abito lunghissimo e scivolato, da portare con due felpe sovrapposte. Da Rochas, il direttore creativo Marco Zanini ha spiegato che le sue proposte per l'autunno-inverno 2010/2011 si ispirano a un "unconventional glamour", sinonimo di semplicità ma non di minimalismo. L'atmosfera è quella di fine anni Sessanta e, per stessa ammissione di Zanini, il guardaroba si rifà a un film di quell'epoca, "Fiore di cactus", nel quale una rigorosa Ingrid Bergman si contrapponeva a un'anticonformista Goldie Hawn. In primo piano mini abiti svasati sopra il ginocchio, pantaloni in cashmere spalmato, accollatissime giacchine a scatola e un'ampia scelta di accessori: borse a libro o in scintillante pelle metallizzata, lunghi guanti in lana con inserti in serpente, il fiocco a forma di fiore come "firma" immancabile in numerosi modelli e gli stivaletti maculati a mezza gamba.
Ieri ad aprire le danze è stato Balenciaga, con una riuscita cavalcata nel futuro, interpretato dai virtuosistici giacchini metallizzati con voluminosi intarsi in pelliccia, oppure costruiti come se fossero divise orientali da combattimento. Non sono solo il bianco via lattea, il nero con bagliori siderali e un beige chiarissimo, tipo biscotto, a dominare nella palette cromatica: a sorpresa fanno la propria comparsa l'azzurro chiarissimo, il giallo ocra e il verde pallido, scomposti e ricomposti in fantasie geometriche, così come si scompongono e ricompongono i giochi di parole che animano le uscite finali e che sarebbero piaciuti a Marinetti.
L'attesa passerella di Balmain è stata il trionfo del massimalismo: lo stilista Christian Decarnin ha celebrato l'età dell'oro, quasi spalmato sulla pelle nei pantaloni second skin, sontuoso nel vestito lungo ma che lascia le gambe scoperte, barocco nei mini abiti con spalle importanti e strategico nelle finiture delle giacche stile militare e dei trench animalier.
Un romanticismo a tratti decadente ha contraddistinto lo show di Nina Ricci, dove Peter Coppings ha ceduto alla tentazione di modelli a corolla, gonne a petali sovrapposti, abiti sottoveste, alte cinture formate da rose in pieno boccio e dettagli lingerie, in primis il classico pizzo nero.
a.b.
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