Sfilate di Parigi: un weekend tra minimalismo e massimalismo

Continuano i défilé sotto la Tour Eiffel, che al terzultimo giorno alzano il sipario su un designer-mix che allinea in calendario Stella McCartney, Emanuel Ungaro, Guy Laroche, Giambattista Valli, Kenzo e Yves Saint Laurent. Minimalismo e massimalismo i poli stilistici delle ultime proposte, che scavano nel dna autentico delle maison, oppure danno voce a una donna multietnica (nella foto un modello sulla passerella di Givenchy).
Asciutta e scultorea da un lato, abbondante e stratificata dall’altro: Lanvin e Vivienne Westwood, tra i protagonisti di venerdì, hanno tracciato traiettorie antitetiche. Il primo muovendosi nei confini di una palette dai toni noir o neutri, con poche concessioni al colore: little dress, cappottini, abiti maxi o tailleur dalle forme pulite, ma mossi da drappeggi e asimmetrie. La seconda mescolando e aggiungendo a oltranza, con gonne e bluse ampie appuntate sul corpo, patch di tessuti, pesi e fantasie, in un mix giocoso e imprevedibile. Christian Dior ha riassunto in un’unica collezione un guardaroba leggiadro e rigoroso al tempo stesso, facendo sfilare abiti in diverse lunghezze, fluenti e leggeri, ammorbiditi da balze, ruche e drappeggi, in tonalità tenui, quasi sempre trasparenti, portati con cuissard. In alternativa lo stilista John Galliano ha puntato su pantaloni alla cavallerizza e minigiacche avvitate, preferibilmente in tartan.
Sabato ci hanno pensato Viktor & Rolf a movimentare la passerella: complice la modella Kristen McMenamy, hanno dimostrato come con pochi accorgimenti – zip e coulisse in primis – si possano trasformare pezzi dalla vocazione bon ton, come cappotti e abitini perbene, in proposte metropolitane, pur mantenendo un gusto “teatrale”. La leggerezza è stata il punto di riferimento per Cacharel, griffe ora prodotta da Aeffe e disegnata per la seconda volta dal belga Cédric Charlier: grande attenzione ai tessuti e ai tagli, precisi e sofisticati, con stampe floreali che si alternano a basi total black. Jean Paul Gaultier è stato invece uno dei paladini della moda fusion, con citazioni dal Messico al Marocco, dall’India alla Russia, fino al Giappone. In pedana convivono i turbanti africani e le felpe dai ricami tibetani, le sottane fiorate con grandi balze portate dalle donne dell’Est con i kaftani marocchini.
John Galliano ha parlato la stessa lingua, ossia quella globale, durante il suo fashion show di ieri: un sincretismo audace che fa del nomadismo il suo unico punto di riferimento. Echi orientali e piglio marziale si sono fusi nei cappotti oversize profilati di pelliccia, pantaloni e gonne si sono mescolati in un patchwork di stoffe e cromie, per lasciare poi il posto a broccati, strass e piume. Tutt’altra musica da Givenchy, disegnata dal nostro Riccardo Tisci, che ha lasciato parlare i colori della Bauhaus e attinto al mondo dello sci, anche per i materiali. Il risultato sono cappottini minimal dal taglio maschile e pantaloni e gonne a vita alta con profonde zip, ma anche abiti trasparenti velati di pizzo e top di piume.
a.t.
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