Smi e Ati non sottoscrivono il Manifesto del Made In

Il nuovo organismo che vede unificate Smi e Ati, sotto la presidenza di Paolo Zegna, dice no al Manifesto del Made In, promosso dall’Unione Industriale Biellese e coordinato dalla società di consulenza milanese Ambrosetti, ieri alla sua prima uscita pubblica a Biella.
Il documento, che secondo fonti di stampa ha raccolto oltre 160 adesioni tra associazioni imprenditoriali, sindacati, organizzazioni di consumatori e parlamentari, è stato redatto al fine di ottenere dall’Ue trasparenza e tracciabilità per tutti gli articoli circolanti in Europa ovunque prodotti, mediante l’introduzione del marchio di origine obbligatorio (vedi fashionmagazine.it del 4 luglio).
Smi e Ati non hanno partecipato alla realizzazione del Manifesto, fin dalla sua stesura, pur condividendone il movente: la trasparenza, il diritto all’informazione del consumatore e regole uguali per tutti. “Si tratta di un documento troppo generico - ha spiegato Paolo Zegna nel suo intervento al forum di ieri - che può creare problemi di confusione a Bruxelles e che alla fine rischia di portare a un nulla di fatto”.
“Gli obiettivi della mia presidenza dichiarati l’anno scorso a Biella - ha commentato Zegna - erano la fiera unica del tessile, la federazione unica e il Made In. I primi due sono stati raggiunti, mentre per l’ultimo stiamo lavorando quotidianamente con Euratex, con associazioni interessate al provvedimento e con il Ministero delle Attività Produttive”.
“Puntiamo all’Opzione 2, in questo momento l’unico traguardo raggiungibile – ha aggiunto Zegna, elencando gli ostacoli ancora da superare, che vanno dai Paesi del Nord (Germania e Gran Bretagna in testa), alla grande distribuzione e agli “atteggiamenti liberisti di chi non considera importante dare un’informazione completa ai consumatori”. L’Opzione 3 che emerge dal manifesto contempla, infatti, l’obbligatorietà dell’indicazione di origine di tutti i prodotti ovunque realizzati, mentre l’Opzione 2 riguarda i beni importati.
“Questo non significa che l’obiettivo cui tendere non sia l’Opzione 3”, ha proseguito l’attuale presidente di Sistema Moda Italia.
A Biella Zegna ha poi confermato che Smi e Ati continueranno a lottare per esercitare le necessarie difese per il made in italy, pensando contemporaneamente a una strategia di attacco. “Occorrono vere e proprie alleanze e accorpamenti per ridurre i nostri costi, sviluppare sinergie e raggiungere dimensioni minime per potere concorrere nel panorama mondiale”, ha suggerito Zegna a chiusura del proprio intervento al forum.
e.f.
stats