Smi e la riscoperta dell'economia reale

All'assemblea dei soci di Smi, che ha ufficializzato alla presidenza Michele Tronconi (nella foto), si è parlato di "ritorno al futuro" del tessile-moda con la riscoperta dell'economia reale, la stessa che sta in parte risparmiando l'Italia da quei contraccolpi che invece subiscono altri Paesi, allontanatisi dal settore manifatturiero. E la stessa che colloca la Penisola in una posizione migliore rispetto ad altri, quando sarà il momento di ripartire, come hanno argomentato gli intervenuti all'appuntamento odierno, tra i quali Emma Marcegalia e Paolo Zegna.
“La crisi è profonda, nei prossimi mesi ci attendono momenti anche peggiori, ma non bisogna farsi prendere dal panico”, ha dichiarato il presidente di Confindustria Marcegaglia, invitando a “gestire l'emergenza, con un occhio anche al futuro” e prospettando all'uscita del tunnel imprese più solide e in grado di cogliere le occasioni che offre il mercato. Per raggiungere l'obiettivo, però, sono necessari segnali importanti in sede europea, come un taglio dei tassi di interesse (“Non dello 0,5% ma dell'1%”) cui dovrebbe conseguire un calo nei tassi interbancari. “Avremmo anche bisogno di un'Europa unita, che decide 'a una voce sola' e dove non prevalgono i protezionismi - ha aggiunto Marcegaglia -. Regole come il Reach o il pacchetto clima, sono di un'Ue che non guarda al futuro e che riduce la competitività dell'impresa”. Tra le note positive, le rassicurazioni di Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero, che si sta lavorando nella direzione di portare a definire, in sede europea, la marcatura d'origine obbligatoria per le merci extraeuropee. Nell'apprezzare i recenti provvedimenti del Governo (come la deducibilità dell'Irap dall'Ires e la rivalutazione degli immobili delle imprese), il presidente di Confindustria ha chiesto anche stanziamenti di riserve aggiuntive per la rimodulazione dei fondi strutturali 2007-2013 (a sostegno di chi investe, per esempio, in nuove tecnologie o nell'innovazione). In conclusione, Marcegaglia ha inoltre ricordato l'apertura di un tavolo con l'Abi (Associazione bancaria italiana) e ha auspicato un rafforzamento del consorzio di garanzia Confidi, perché “la priorità è garantire il credito alle imprese”, ma ha anche sottolineato la necessità di una riforma degli assetti contrattuali con il passaggio da una “cultura del conflitto” con i sindacati alla “cultura della condivisione”.
Paolo Zegna, ex presidente di Smi ora vicepresidente in Confindustria per l'Internazionalizzazione, ha invece elencato i suoi “chiodi fissi”: stare uniti, credere nelle proprie forze, sviluppare l'internazionalizzazione e fare leva sul turismo, “il nostro petrolio, che però non stiamo utilizzando”. Al passaggio delle consegne alla presidenza di Sistema Moda Italia e verso la conclusione dell'esperienza al vertice di Euratex (omologa di Smi in sede europea), Michele Tronconi ha ricordato la strategicità del settore tessile-abbigliamento, supportata anche dai numeri (uno su tutti, una crescita dell'1,7% del saldo attivo della bilancia commerciale, nei primi nove mesi del 2008, con un +17,6% se si considerano i soli Paesi extra-Ue). Tra le ultime iniziative dell'associazione, la presentazione di un documento “anti-crisi” al Governo e la condivisione di molte delle proposte in esso contenute con i sindacati (vedi fashionmagazine.it del 21 e del 24 novembre).
Una nota di ottimismo anche dai numeri riportati da Marco Fortis, vicepresidente della fondazione Edison e docente di economia industriale. Nel 2007 il debito aggregato (la somma di debito pubblico e debito delle famiglie) dell'Italia era circa il 138% del Pil, contro il 114% del Regno Unito, il 149% dell'Olanda e il 167% degli Usa. Nel 2008 il valore della Penisola sarà pressoché invariato, mentre quelli degli altri Paesi diventeranno ancora più alti a causa della crescita del debito pubblico. Il surplus commerciale italiano con l'estero delle “4 A” (abbigliamento, arredamento, alimentare, automazione) è stato, nel 2007, di 113 miliardi di euro e quest'anno toccherà probabilmente un nuovo record vicino o superiore ai 120 miliardi di euro. L'Italia presenta inoltre il più alto avanzo commerciale della Ue nella moda e nell'arredo-casa. “Per la fashion industry nazionale si profilano un 2009 e un inizio 2010 di difficoltà ma si deve resistere: gli altri Paesi sono messi molto peggio di noi”, ha concluso Fortis.
e.f.
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