Smi favorevole al nuovo marchio proposto da Marzano a tutela del made in Italy

È stato reso noto pochi giorni fa, da parte del ministro delle attività produttive Antonio Marzano, un piano a tutela del made in Italy che prevede, fra l’altro, l’introduzione di un nuovo marchio, l’Uomo vitruviano di Leonardo. "Il marchio difende il valore del lavoro italiano", commenta oggi il presidente di Sistema Moda Italia, Vittorio Giulini.
Il piano a difesa e rilancio del made in Italy, va ricordato, prevede in primis un regolamento a disciplina delle modalità per l’apposizione dell’etichetta, che certificherà la produzione italiana delle merci. Tale etichetta avrà stampato un logo collettivo: si tratta dell’uomo di Leonardo, che riporta le proporzioni perfette descritte da Vitruvio. In programma, inoltre, l’istituzione di un comitato nazionale per contrastare la contraffazione e uffici di consulenza legale all’estero (presso le sedi dell’Ice e delle ambasciate) per la tutela dei diritti di proprietà intellettuale delle aziende italiane. Una campagna di informazione volta a sensibilizzare il consumatore sui danni all’economia nazionale derivante dal mercato dei falsi completa il progetto del Governo.
“Questo marchio, voluto dal viceministro Urso, era già stato concepito per fornire ulteriori indicazioni al consumatore, nell’ambito del made in Italy, sebbene all’inizio non fosse nato come elemento di identificazione – spiega Giulini-. Nel predisporlo ci si era ispirati a quanto avvenuto per i vini nazionali che, a seconda del grado di qualità, si effigiano di vari Doc, Docg, Igt, ciascuno dei quali sintesi di determinate garanzie per l’acquirente”. Secondo il presidente di Smi la nuova etichetta rappresenta un gradino in più per la tutela del made in Italy: testimonierà, infatti, la prevalenza di valore aggiunto di un capo di abbigliamento. “Forse creerà qualche imbarazzo per alcune luxury company, ma prepara a un nuovo concetto di lusso”, aggiunge.
Con l’introduzione di questo marchio Giulini ipotizza tre diversi scenari. Le imprese del lusso non potranno farne a meno, ma a quel punto dovranno rivedere la loro politica di delocalizzazione. Per le realtà “di massa” con un brnd molto noto (Zara per citarne uno su tutti) non cambierà nulla, non saranno toccate da questa innovazione. Le imprese che non godono di una forte notorietà livello di nome e il cui unico vero marchio è quello “made in Italy” saranno, invece, riconosciute e quindi maggiormente valorizzate. “Quanto al consumatore – aggiunge la massima carica di Smi - quello italiano continuerà a operare in piena autonomia, ma con maggiore consapevolezza. La reazione del mercato estero, invece, è ancora tutta da scoprire”.
“Sicuramente con il piano del ministro Marzano saranno più facili i controlli e noi chiederemo che la concessione del marchio passi anche attraverso le associazioni di categoria: avremo la fuzione di ‘filtro’ per le informazioni fornite dalle aziende”, conclude Giulini.
Come riportato dal quotidiano “Corriere della Sera”, tuttavia, Adolfo Urso ha criticato il marchio di qualità, che porterebbe alla creazione di prodotti di serie A e di serie B. Secondo il viceministro alle Attività produttive, inoltre, un’etichetta di qualità può essere legata all’indicazione di origine, oppure riferita a un distretto, ma non può essere creata dallo Stato, entità che deve stabilire i criteri, valutare e assegnare la stessa.
In una nota di agenzia di oggi, il gruppo Armani si è rivelato critico in proposito: “Il concetto va definito meglio e il problema resta aperto”, avrebbe dichiarato Gianni Gerbotto, direttore generale del gruppo Armani, che vede il marchio come un elemento di omologazione.
e.f.
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