Subfornitura del settore moda: il bilancio di un 2003 difficile

Presentati ieri a Milano i dati sulla subfornitura della moda relativi al 2003: per il 70% delle quasi 300 imprese esaminate la produzione è calata e alla voce "ordini" non è andata molto meglio.
Il Comitato Network Subfornitura, artefice dello studio, ha preso in esame 288 realtà attive sia nel comparto dell'abbigliamento sia in quello degli accessori, soprattutto pelletteria e calzature. Si tratta di aziende localizzate per il 30% in Toscana, ma anche in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Umbria.
Fra i dati salienti, spicca la denuncia da parte del 70% degli interpellati di una riduzione della produzione rispetto al 2002 mentre il 10% si dice soddisfatto. Lo scorso anno, considerato comunque tutt'altro che brillante, "solo" il 53% aveva segnalato un calo della produzione.
In tema di "ordini", il 64% evidenzia una curva discendente, con una risicata minoranza (8%) in controtendenza.
A scendere sono soprattutto gli ordini dall'estero, un arretramento dovuto in gran parte all'euro forte.
Le cattive notizie non finiscono qui: l'occupazione è slittata del 4-5% (con una punta del -11% in Toscana) e chi ha sofferto di più sono state, come prevedibile, le industrie di piccole dimensioni con meno di 10 dipendenti, dove si è arrivati a un -10%.
Da notare che il 76,9% del campione ottiene i propri ricavi esclusivamente dai rapporti di subfornitura: il 73,6% per quanto concerne l'abbigliamento e l'85,2% nel tessile.
Interessante è inoltre osservare quanti sono i committenti per ciascuna impresa: il 47,4% degli intervistati ha 8 o più committenti e solo il 7,7% si limita a uno. Il 76,8% si rivolge a un mercato circoscritto alla regione di appartenenza, una percentuale molto maggiore rispetto a quella di chi ha a che fare con controparti estere (6,5%).
a.b.
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