Successo per il tessile giapponese a Milano

Si avvia alla chiusura, con un buon riscontro di presenze e il progetto di fare il bis, la due giorni "Japanese Textiles", in programma a Milano al Palazzo Affari ai Giureconsulti. Una rassegna organizzata da Promos, Jetro e Assolombarda che ha voluto realizzare un trait d’union fra le aziende tessili della regione del Kansai e gli addetti ai lavori della moda made in Italy.
Come spiegato da Promos (Azienda speciale della Camera di Commercio di Milano per le attività internazionali) e da Jetro (Japan External Trade Organisation a supporto degli imprenditori che vogliono investire in Giappone), non hanno aderito all'iniziativa soltanto aziende che realizzano tessuti per kimono, ma anche operatori specializzati, per esempio nel pile, nei tessuti ecologici e negli stampati per ricami.
“Si tratta di materiali preziosi, ma non solo - spiega a fashionmagazine.it uno degli organizzatori, esponente di Jetro -. Presentano un’elevata qualità e molteplici possibilità di applicazione: non sono solo destinati all’abbigliamento, ma anche all’home textile e all’interior design”. “L’appuntamento - aggiunge - ha riscosso più successo delle attese e ora, quella che è stata una sorta d’iniziativa pilota, potrebbe avere un seguito con una seconda edizione. Tra i visitatori sono emersi anche esponenti di note griffe, come Giorgio Armani, Jil Sander e Krizia, per citarne alcune”.
Le nove aziende del Kansai hanno presentato nella capitale italiana della moda (gemellata a Osaka, capoluogo della regione nipponica) tessuti in fibre naturali prodotti nel rispetto dell’ambiente (Hinaya), realizzati con sarmenti di glicine (Yushisha), secondo un’antica tecnica già in uso nel periodo Edo (1600-1860 circa) e in seta plissettata con effetti tridimensionali (Miyashin), che riprende la tecnica di creazione dei kimono. Presenti anche tessuti che utilizzano filati tinti in filo (Showa), fibre in poliestere (Sawamura), che agiscono da fotocatalizzatori sul materiale organico, rendendolo inodore e antibatterico, tessuti di feltro e pile fino a uno spessore di 0,01 mm (Aono), pellicce in ryon (Taenaka), pizzi artigianali e non (Katsumi Sangyo) e fibre colorate (Teijin Fibers) che, sfruttando le nanotecnologie, permettono di evitare l’uso di coloranti e pigmenti.
e.f.
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