TW-Luxury Summit: come cambia il concetto di lusso

Si parla tanto di lusso, ma soprattutto in un momento di mercato come quello attuale si fatica a definirlo in modo chiaro. Un gap che il recente TW-Luxury Summit, organizzato dalla rivista TextilWirtschaft a Berlino, ha cercato di colmare, chiamando al tavolo dei relatori alcuni esperti internazionali di moda, tra i quali l’italiano Brunello Cucinelli.
L'imprenditore umbro ha presentato a un uditorio di circa 200 addetti ai lavori la case history della sua azienda: una realtà concepita come un laboratorio di cultura, creatività e attenzione al fattore umano, in grado tuttavia di generare un solido fatturato di 145 milioni di euro previsti per il 2008. “Il vero lusso nasce dall’emozione, non dal calcolo”, ha puntualizzato. Esistono alcuni miti da sfatare quando ci si riferisce all’alto di gamma: ne è convinto Jean-Marc Bellaiche di Boston Consulting Group. “Non è tanto il prezzo, quanto l’unicità di una proposta a renderla appetibile”, ha detto. “Allo stesso modo - ha proseguito - non bisogna confinare le prospettive di crescita del lusso ai Paesi emergenti: basti pensare che i tedeschi investono in quest’ambito solo lo 0,3% delle proprie entrate”.
Secondo Bellaiche, è sbagliato anche pensare che il vertice della piramide sia appannaggio dei marchi più conosciuti: chi ragiona in un’ottica di nicchia, spesso si dimostra vincente. Un’osservazione condivisa da Albert Eickhoff, titolare a Düsseldorf della boutique Eickhoff. “Una borsa di Gucci si può trovare ovunque - ha affermato - ma non sono pochi i clienti che vanno alla ricerca di qualcosa di irripetibile”. “In un negozio, i dettagli sono fondamentali - ha aggiunto un altro retailer, lo svizzero Jean-Marc Brunschwig, cui fanno capo 30 store con le insegne Grieder e Bon Génie -. Persino il profumo che si sente entrando è importante”. “Il punto vendita - ha precisato - è un’entità in progress: noi spendiamo ogni anno 8 milioni di franchi svizzeri per rinnovare i nostri negozi, senza contare i 3 milioni per la comunicazione”.
La testimonianza di Wolfgang Ley, fondatore di Escada, si è focalizzata tra gli altri argomenti sulla Russia, “dove il nostro brand è approdato nel 1991 con un piccolo spazio al Gum: già allora, nel giro di 48 ore, i 400 articoli esposti andarono a ruba”. “I russi, 140 milioni di persone che nell’80% dei casi vivono in città con oltre 500 mila abitanti, spendono ogni mese tre quarti dello stipendio - ha fatto notare Thomas Keindorf di Ece (società immobiliare attiva soprattutto nello sviluppo di shopping centre) -. Non stupisce, quindi, che marchi come Dolce & Gabbana e Roberto Cavalli abbiano messo a segno a Vladivostok vendite superiori a quelle realizzate a Milano”.
Ece sta gettando le basi di un mega-progetto nel nuovo luxury district di San Pietroburgo, la Marine Façade: un’area di 100 mila metri quadri, dove si insedieranno blasonati marchi internazionali. Amanti di uno stile sexy, le donne russe sono attratte anche dai cosmetici più sofisticati, come quelli de La Prairie. “Ma non dimentichiamo che, a livello generale, è più semplice vendere un abito da 3 mila euro che una crema da 300 - ha concluso Peter Gladel, responsabile in Italia di questo marchio made in Switzerland -. Un vestito si vede, si tocca, si prova. Acquistando un prodotto di bellezza si investe 'solo' su una promessa".
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