Termina la London Fashion Week: in pedana più concretezza che in passato

Con il debutto di Graeme Black e le sfilate di Julien MacDonald, Peter Jensen e Unconditional si conclude oggi la London Fashion Week. Una settimana della moda made in England contraddistinta non solo da una generosa dose di innovazione e creatività, ma anche e soprattutto da una maggiore attenzione all'impatto commerciale delle collezioni presentate in passerella.
Un cambiamento di direzione legato anche alla situazione economica negli Stati Uniti, mercato preferenziale della moda britannica: soprattutto se si considera la quasi totale assenza dalla kermesse dei rappresentanti dei più importanti department store americani, i quali in passato non hanno esitato a definire “esorbitanti” i listini prezzi dei fashion designer inglesi.
Protagonista principale della giornata di ieri è stato il “British Style”, nell’interpretazione decisamente trendy di Luella o in versione squisitamente ironica e intellettuale, come si è visto da Antoni & Alison. Anche Vivienne Westwood, che ha fatto sfilare per la prima volta la linea Red Label, ha fatto riferimento al “London Look”, ispirandosi alle ragazze che negli anni Settanta frequentavano King’s Road, la via più alla moda a Londra in quel periodo. Come di consueto, “Queen Viv” ha espresso il proprio credo politico, mandando in pedana proposte di underwear ornate con slogan contro Guantanamo Bay.
Oltre ai già citati Black e MacDonald, protagonisti di oggi sono Gavin Douglas e Aminaka Wilmont, che si sono aggiudicati il primo premio del concorso per designer emergenti Fashion Fringe rispettivamente nel 2006 e nel 2007. In passerella anche le collezioni firmate dagli studenti del Master in stilismo della Central Saint Martins.
p.o.
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