Terremoto: dopo lo choc e i primi bilanci, a Carpi il tessile si prepara a ripartire

Il secondo terremoto in pochi giorni ha inferto un ulteriore colpo all'Emilia-Romagna. Da Carpi e dintorni alcune testimonianze all'insegna della voglia di ripartire al più presto possibile. Intanto da Ferrara, duramente colpita dal primo sisma, arriva una buona notizia: Lvmh aprirà qui uno stabilimento dedicato al marchio Berluti.
Dopo il grande choc, l'urgenza e la necessità di rialzarsi. Nella zona del carpigiano, dove sono operative poco meno di 1.300 imprese ed elevata è la concentrazione di realtà della moda, è il momento di reagire, con la consapevolezza che la produzione non si può fermare - soprattutto in un periodo di ultimi ritocchi ai campionari come questo - e che i mercati non fanno sconti a nessuno, anche se la situazione nel modenese è complessivamente grave: come riporta Antonio Franceschini, responsabile nazionale di Cna Federmoda, "almeno l'80% delle strutture economiche dei comuni di Mirandola, Cavezzo, Medolla, San Felice, San Prospero e San Possidonio sarebbe inagibile o crollato, con ripercussioni forti anche su Nonantola, Bomporro, Novi di Modena, Soliera e, appunto, la stessa Carpi". "Quello che possiamo fare - afferma Franceschini - è cercare di costruire attraverso le relazioni del sistema Cna nazionale un supporto operativo alle imprese che si trovino nella necessità di far fronte a commesse produttive".
Intanto le aziende si rimboccano le maniche. "Nonostante la nostra sede si trovi praticamente nell'epicentro non abbiamo subito danni" racconta Stefano Olmi, contitolare di Keyart (abbigliamento infantile) insieme a Gianni e Nicola Romitti. "Ora non ci resta che rimetterci in carreggiata - prosegue - anche se tanti lavoratori si trovano a gestire l'ingestibile: le scuole sono chiuse, diversi comuni limitrofi sfollati e la protezione civile ha negato l'abitabilità a numerosi edifici. Il principale obiettivo nell'immediato? Il ritorno alla normalità".
Come ha sottolineato in un'intervista a Il Sole 24 Ore Adamo Neri, responsabile della delegazione di Confindustria Modena per Carpi e le Terre d'Argine, non va dimenticato che "questo è uno dei pochi distretti a resistere e a dare lavoro a 14mila dipendenti, anche se negli ultimi tempi il problema del credito si è fatto sempre più forte".
Un "gioiellino" dove l'espressione made in Italy non è solo un modo di dire. "La nostra preoccupazione più grande - dice Moreno Patalacci, direttore generale di Spazio Sei Fashion Group (altra società attiva nell'ambito del childrenswear, cui fanno capo i marchi di proprietà Parrot e Ki6?, oltre a Miss Blumarine, Marni Children's Wear e Ice Iceberg bimbo) - è legata ai laboratori del comprensorio, una risorsa importante per la nostra attività, sui quali sono in corso verifiche". "Per quanto riguarda invece la sede centrale - precisa - ha superato in queste ore tutti i controlli del caso e anche i dipendenti sono in salute: domattina riprenderemo a pieno regime".
In queste ore arriva un segnale incoraggiante dalla non lontanissima Ferrara, dove la terra ha tremato per la prima volta lo scorso 20 maggio: il gruppo Lvmh, cui fa capo tra le altre label Berluti, è pronto a ufficializzare l'imminente avvio di uno stabilimento dedicato al marchio, che occuperà un'area di sei ettari in zona Gaibanella e sarà integrato da un'accademia di formazione sul savoir-faire artigianale del cuoio. Un progetto che dovrebbe decollare nel 2013. Il legame tra Berluti e la città estense non nasce oggi: infatti, negli anni Novanta la Manifattura Ferrarese è stata trasformata in Manifattura Berluti, diventando un centro di eccellenza per la realizzazione di scarpe di lusso, controllato dal colosso d'oltralpe.
a.b.
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