Terzo trimestre: abbigliamento, maglieria e calzetteria italiane ancora in frenata

Secondo i dati diffusi da Sistema Moda Italia, il quadro relativo ad abbigliamento, maglieria e calzetteria italiane è rimasto negativo anche nel terzo trimestre 2003: il fatturato delle 250 aziende campione ha infatti mostrato una flessione tendenziale del 4,7%. È il risultato peggiore degli ultimi tre anni.
A differenza di quanto è accaduto nel 2002, sono state le vendite oltrefrontiera a rallentare ulteriormente il passo delle imprese del nostro Paese: la debole congiuntura nell’Unione Europea e il rafforzamento dell’euro sul dollaro hanno dato vita a un mix micidiale per il made in Italy, che nel secondo trimestre ha segnato un –6%, con un –5% nei mesi estivi, nell’attività commerciale con l’estero.
Ma anche all’interno dei confini nazionali l’andamento è stato tutt’altro che euforico: dopo un primo semestre all’insegna di un sell-in non così drammatico come ci si sarebbe potuto aspettare, il periodo giugno-agosto ha congelato ogni speranza di ripresa, almeno nell’immediato, a causa di un fortissimo rallentamento nei consumi finali.
Pessime notizie anche dal fronte dell’attività produttiva: se nel 2002 le imprese del comparto hanno continuato a creare occupazione, nei primi tre mesi del 2003 si è verificata una flessione occupazionale del 3% e non è andata meglio nei trimestri successivi.
Alla voce raccolta ordini per la primavera-estate 2004 la musica non cambia. "Al termine della peggiore stagione di saldi degli ultimi anni – dicono gli esperti di Smi – le politiche di approvvigionamento dei retailer italiani sono risultate molto caute e si sono riflesse in un sell-in (misurato a prezzi costanti) in calo del 6,3% circa". Segno meno, ma più contenuto, anche sui mercati stranieri: -4,5%.
A quando, dunque, la tanto agognata svolta? Probabilmente al 2004, come già preannunciato da più parti. "Ma le speranze delle industrie – mettono in guardia da Smi – si spostano sulla campagna ordini dell’autunno-inverno 2004-2005".
L’esito di quest’ultima dipenderà dal sell-out dei mesi finali del 2003 e dall’impatto che la rimessa in moto degli affari, già evidente in alcuni indicatori macro-economici internazionali, avrà sulle decisioni d’acquisto del trade.
Smi confida in particolare in un’inversione di tendenza di Asia e Stati Uniti, "anche se l’apprezzamento dell’euro verso il dollaro (che è la valuta di conto anche per le transazioni con Cina e Far East) sta costringendo le aziende italiane a sacrifici sul versante dei margini unitari".
Invece dall’Unione Europea non giungono, per il momento, buone nuove.
a.b.
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