Tessile Ue-Cina: verso una soluzione la situazione delle merci alla dogana

Come anticipato ieri da fashionmagazine.it, Unione europea e Cina hanno raggiunto un compromesso per risolvere la questione del blocco di oltre 80 milioni di prodotti tessili fermi alle frontiere comunitarie, per avere oltrepassato le quote imposte dagli accordi di Shanghai. Vigerà la regola del fifty-fifty.
Come riporta il quotidiano Il Sole 24 Ore, metà delle merci stoppate alle dogane potrà, infatti, entrare nell’Ue senza problemi. Il 50% restante andrà invece a diminuire le quote delle categorie di appartenenza disposte per il 2006 e, in parte, sarà scontata dalla categoria 2 (i prodotti in cotone), che difficilmente raggiungerà il tetto massimo previsto per il 2005. Secondo alcune stime, nel 2006 la crescita dell’import di pantaloni, golf e reggiseni ammessa non sarà più del 10%, come previsto inizialmente, ma si ridurrà al 7,5-8%.
L’accordo siglato ieri al summit di Pechino dal Commissario al commercio europeo Peter Mandelson insieme al ministro al commercio cinese Bo Xilai “nelle sue linee generali va valutato positivamente”, secondo Paolo Zegna, presidente della Federazione Smi-Ati. “Si tratta ora di verificare i singoli aspetti dell’intesa - ha puntualizzato Zegna - in riferimento alla situazione delle diverse categorie di prodotti, evitando, ad esempio, che si facciano lievitare le quantità oggetto dell’accordo, sommando ordinativi per i quali non era mai stata avanzata richiesta di licenza di importazione”. “L’intesa raggiunta - ha sottolineato la massima carica di Smi-Ati – soprattutto nelle parti di compensazione fra le quote previste annualmente, va sicuramente ascritta anche alla tenacia e flessibilità del governo italiano e, in particolare, del vice ministro alle attività produttive, Adolfo Urso. Zegna ha poi ribadito che il raggiungimento di un mercato “free and fair” passa per l’adozione dell’obbligatorietà dell’etichettatura d’origine, attualmente osteggiata dai Paesi del Nord Europa.
Il compromesso raggiunto con Pechino dovrà essere formalizzato con il consenso della maggioranza dei 25 Stati dell’Ue.
e.f.
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