Tessile-abbigliamento e Cina: gli imprenditori Usa chiedono misure protezionistiche

Con la caduta delle quote alle importazioni, la concorrenza cinese potrebbe azzerare definitivamente il tessile-abbiglimento statunitense, che dà occupazione a 650.000 addetti. Per impedirlo, come rivela l’Ice, i produttori Usa hanno presentato una petizione al Dipartimento del Commercio, affinché vengano imposti limiti alle importazioni dalla Repubblica Popolare.
La richiesta - spiegano dall’Istituto per il Commercio Estero di New York - cade nel mezzo dello scontro elettorale e vede il presidente Bush meno disponibile a imporre limitazioni al libero scambio rispetto allo sfidante democratico.
L’Amministrazione Bush ha a disposizione 15 giorni per decidere se accettare o meno la petizione e, in caso affermativo, 90 giorni per decidere le contromisure concesse dal Wto (tra queste si parla di un tetto del 7,5% alla crescita delle attuali importazioni, da applicare per almeno 12 mesi). Quasi un anno fa, si ricorda, il Dipartimento del Commercio ha adottato misure restrittive per alcuni prodotti tessili "Made in China", tra i quali i tessuti in maglia e i reggiseni (vedi fashionmagazine.it del 20 novembre 2003).
Gli importatori e i dettaglianti tessili dell’Association of Importers of Textile and Apparel, a loro volta, ritengono che gli industriali “stanno solo esagerando" e che i danneggiati saranno principalmente i consumatori, che subiranno un danno dalla mancata concorrenza e dalla crescita dei prezzi.
e.f.
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