Tessile-abbigliamento indiano: il road show per la ricerca di partner fa tappa a Milano

Meno colpita di altri Paesi dalla crisi finanziaria globale, l’India non rinuncia al suo tessile-abbigliamento. Anzi, si prefigge importanti obiettivi di crescita in questo campo e per raggiungerli auspica l’ingresso di capitali stranieri anche italiani, come ha spiegato una delegazione di industriali locali, coordinata dal ministero delle Industrie e del Commercio Tessile, in visita ieri a Milano.
Anche grazie alla tenuta dei consumi interni l’India, come la Cina, sta sopportando meglio gli effetti della recessione mondiale. “Nelle stime del Fondo Monetario Internazionale - ha spiegato il ministro dei Tessili, Dayanidhi Maran, in apertura dei lavori - dovrebbe segnare un incremento del Pil del 4,5% a fine anno, destinato a salire di un ulteriore 5,6% nel 2010 (+7,6% il tasso medio di crescita annuale tra il 1990 e il 2007, ndr)”. A trainare l’economia sarà principalmente il mercato domestico. Come ha spiegato il ministro, più di 500 milioni di consumatori si stanno rapidamente evolvendo: il reddito pro capite sarà quasi raddoppiato dal 2004 al 2010, la popolazione urbanizzata passerà dal 25% del totale nel 1990 al 31% l’anno prossimo e i possessori di una casa propria, con reddito compreso tra 4mila e 20mila dollari, aumenteranno dai 14,5 milioni del 2005 a 53,9 milioni entro il 2015.
Una ricerca elaborata dalla società di consulenza indiana Technopak, presentata ieri all’Hotel Principe di Savoia, ha inoltre mostrato l’ampio potenziale di sviluppo di alcuni segmenti dell’abbigliamento (un mercato che ha raggiunto i 30 miliardi di dollari nel 2008), primo su tutti il womenswear (9,5 miliardi di dollari): il 47% dei consumi fino al 2008 era orientato all’ethnicwear ma la percentuale è stimata in calo negli anni a venire, mentre sale la quota di donne occupate nelle città (dall’11% del 2001 al 16% del 2008) e quindi quella di manager “in rosa”.
Al secondo posto viene il casualwear, seguito dall’abbigliamento bimbo, dall’underwear e dalle taglie forti e, per finire, dall’activewear. Non è un caso, quindi, che per il Gruppo Coin, presente alla tavola rotonda delle imprese italiane con business in India, abbia profilato il debutto su questo mercato con un partner locale, probabilmente nella primavera-estate 2010, con l’insegna Oviesse. Analogamente, il Gruppo Miroglio sta valutando il territorio per esportare la sua linea di fast fashion, Motivi, ma anche per realizzare un brand ad hoc, pensato per i consumatori locali.
Come hanno confermato altri imprenditori in sala, l’India resta appealing anche per il sourcing: non solo per via del basso costo della mandopera, ma anche per le alte competenze, gli elevati standard qualitativi e la vasta offerta di materie prime. Tra gli ostacoli, i potenziali partner hanno elencato invece la burocrazia (troppo simile a quella italiana), l’imposizione di “scomodi” dazi doganali e la gestione dei visti (attualmente con scadenze troppo brevi).
Riuscirà il tessile indiano ad attrarre capitali stranieri, così da raggiungere un fatturato di 110 miliardi di dollari per il 2015 (dai 62 attuali)? Le autorità fanno sapere che sono necessari 24 miliardi di investimenti entro quella data, sei dei quali sono attesi dall’estero.
e.f.
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