Tessile europeo: scatta l’indagine sulle importazioni dalla Cina

La Commissione europea ha dato l’ok alla recente proposta del Commissario al Commercio Peter Mandelson: prende il via oggi, per concludersi al massimo fra 60 giorni, un’indagine su nove categorie di prodotti del tessile-abbigliamento proveniente dalla Cina, che potrebbe sfociare nell’applicazione di clausole di salvaguardia. Resta, comunque, chi continua a invocare manovre in tempi brevi.
Come si apprende dalle principali agenzie di stampa, alle richieste di provvedimenti d’urgenza di Francia e Italia (vedi fashionmagazine.it del 26 aprile), che accelererebbero i termini per “correre ai ripari” dall’invasione di prodotti dalla Repubblica Popolare, si sono aggiunte ieri quelle di Spagna e Grecia, preoccupate anche per altre tipologie, oltre a quelle indicate da Mandelson (T-shirt, pullover, pantaloni, camicette, calze e calzini, reggiseni, cappotti femminili, filo e tessuto di lino).
“Si tratta di un importante passo avanti, ma non ancora sufficiente a scongiurare l’allarme”, ha commentato il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini. “La posizione del governo italiano espressa dal vice ministro Urso è chiara – ha continuato Fini -. È necessario applicare subito la procedura d’urgenza, per ripristinare le condizioni di concorrenza leale nel commercio”.
Ieri, intervenendo al Senato alla chiusura del dibattito sulla fiducia, il premier Silvio Berlusconi ha prospettato la possibilità di introdurre limitazioni alle importazioni in Europa di prodotti cinesi entro breve, forse anche la prossima settimana. Nel medesimo intervento il presidente del Consiglio ha definito il tessile made in Italy “fondamentale per la nostra economia e per la nostra industria manifatturiera”. “Un riconoscimento importante - ammettono dall’Unione Industriale Pratese – che induce a confidare in un ulteriore forte interessamento del governo alle problematiche del settore”.
”Il settore tessile, e più in generale il manifatturiero, non ha mai avuto tanta attenzione quanto oggi – ha dichiarato il presidente dell’Unione, Carlo Longo -. Confidiamo che a questa attenzione facciano seguito in sede Ue interventi concreti e tempestivi, ormai non più differibili”.
Intanto è allarme dai sindacati di categoria, che oggi ricordano come la cassa integrazione stia aumentando sempre di più: sarebbero 28 mila le aziende coinvolte in processi di crisi, con 90 mila occupati a rischio. I posti di lavoro persi nel biennio 2003-2004 ammontano, invece, a 48 mila. La procedura avviata da Mandelson è definita “necessaria” da Femca-Cisl Filtea-Cgil Uilta-Uil, che si dichiarano tuttavia contro ogni politica protezionistica. “Quello di cui abbiamo assoluto bisogno è un ‘Governo’ politico della transizione che l’Europa sta vivendo”, affermano le rappresentanze sindacali. “L’attivazione della clausola di salvaguardia sulla Cina, se non accompagnata dalle misure di politica industriale necessarie, a livello europeo e italiano, per rilanciare la vera competitività del settore, sarebbe da sola una misura inutile e anzi dannosa”, sottolineano da Roma.
e.f.
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