Tessile-moda italiano: Smi stima un calo del fatturato 2009 tra il 16,5% e il 20%

Sistema Moda Italia, in collaborazione con l'Università Carlo Cattaneo - Liuc, ha elaborato alcune stime sull'andamento dell'industria del tessile-moda alla fine di quest'anno. Per i ricavi si parla di un calo tra il 16,5% e il 20%, mentre l'export è previsto in diminuzione tra il 20,3% e il 23,9%.
Il fatturato annuale è infatti atteso a 45,19 miliardi di euro, nella migliore delle ipotesi, cioè in uno scenario che, come spiegano da Smi, sia allineato con le aspettative di economisti e centri studi istituzionali che ritengono superata la fase più drammatica della recessione in atto. La seconda ipotesi, che prevede una discesa a circa 43,4 miliardi, si basa invece su riflessioni di carattere più settoriale, che tengono conto, per la seconda parte dell'anno, di una congiuntura negativa sui livelli di quelli registrati nel primo semestre.
Nel primo caso la produzione industriale dovrebbe accusare un -13,8% con 26mila addetti in meno e un saldo commerciale che si riduce del 36,9%. Nel secondo dovrebbe scendere del 18,8%, con la perdita di 37mila posti di lavoro e la bilancia commerciale in calo del 40,5%. L'export, infatti è calcolato in discesa rispettivamente a 22,14 e 21,14 miliardi di euro (-20,3% e -23,9% le performance annuali).
Nell'ipotesi in cui continuino a non essere introdotte misure governative in favore del comparto e considerata la previsione più pessimistica, si avrà come risultato che un quinto della flessione del Pil nazionale prevista (oltre 15,8 miliardi di euro) è attribuibile ai risultati negativi dell'industria del tessile-moda.
Secondo Smi, per “agganciare” l'auspicata ripresa e dare impulso all'economia nazionale sono necessari interventi urgenti su più fronti, come l'approvazione della bozza di Regolamento Ue sull'obbligatorietà dell'etichettatura d'origine per l'importazione dei prodotti del tessile-moda, misure a sostegno del lavoro femminile (anche mediante defiscalizzazioni e decontribuzioni), la riduzione dei costi dell'energia, la promozione delle esportazioni, la diminuzione della pressione fiscale (attraverso la rimodulazione dell'Irap) e la revisione della destinazione del Tfr inoptato (da lasciare in azienda).
Per recuperare competitività, secondo l'associazione di categoria, sono necessarie aggregazioni tra aziende, anche mediante la nuova figura contrattuale delle reti d'impresa.
e.f.
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