Tessilivari sull'intesa con la Cina: "Ora va affrontata la questione marcatura d’origine"

Dopo il raggiungimento di un accordo fra Unione europea e Cina e non essendo ancora chiari i termini della questione, la Federazione italiana dei Tessilivari e del Cappello ribadisce l’urgenza di affrontare temi caldi quali l’obbligatorietà della marcatura d’origine, gli investimenti per la produzione di tessile in Europa e la vera reciprocità negli scambi.
“Se le importazioni europee dalla Cina sono aumentate del 39%, nei primi sei mesi del 2005, e quelle cinesi dall’Europa sono cresciute del 2%, c’è uno spostamento di ricchezza senza compensazione”, ha fatto osservare Giorgio Giardini, alla presidenza dell’associazione.
Il boom di export cinese dopo la caduta dell’Accordo Multifibre era prevedibile, secondo il presidente Giardini, perché in Cina non vigono le regole europee: nessun rispetto dei diritti sindacali, nessuna difesa del lavoratore, dell’ecologia e dell’ambiente di lavoro, nessun controllo sui materiali utilizzati (dalla concia ai coloranti, dai trasporti al packaging). “I costi sono inconfrontabili con la realtà europea - ha commentato -. La commissione Ue avrebbe dovuto attivare immediatamente le clausole di salvaguardia previste dagli accordi internazionali e in presenza di un grave danno alle imprese comunitarie, derivante da distorsione del mercato”.
“Ma la Grande distribuzione organizzata crede che i consumatori non si chiedano dove va la differenza tra il costo della manodopera cinese (0,25 euro orari) e i prezzi praticati al dettaglio nei paesi sviluppati?”, si interroga il presidente della Federazione, con dati alla mano. Le statistiche Euratex (la principale organizzazione europea del tessile-abbigliamento) mostrano per l’Italia un progresso dei prezzi al consumo del 7% (2004 su 2000), contro un crollo dei prezzi all’importazione del 4,4%.
“Disinformazione e scelte politiche strategiche alle lobby finanziarie - ha allertato Giardini - innescano un circolo vizioso, in base al quale sopravvivono solo le grandi catene della distribuzione standardizzata, il grande potere finanziario e la marca mass market, a scapito di creatività, ricerca, innovazione, che alimentavano il sistema tessile-moda-arredo-pelle italiano ed europeo.
e.f.
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