Tessilvari: no al silenzio, sì all’orgoglio di essere imprenditori

La Federazione TessiliVari convoca un’assemblea pubblica per rompere il “silenzio gelido” e l’atteggiamento di chiusura di molte aziende. E il presidente Giorgio Giardini fa il punto della situazione, preannunciando "un compito non facile" per le imprese del settore, che nel terzo trimestre dell’anno accusano un calo produttivo del 5,6%, rispetto all’analogo periodo del 2005.
Nelle stime dell’associazione a monte della filiera tessile-moda e dell’arredo, la produzione dovrebbe registrare un calo del 4,4% nell’ultimo quarto del 2005. In particolare, i nastri dovrebbero segnare un –0,3%, i tendaggi un –11,2% e i tessuti elastici un –22%. Sono attese in controtendenza, invece, le passamanerie (+5%) e l’aggregato pizzi-tulli (+4%).
Avviando l’assemblea (ieri in Triennale, a Milano), all’insegna “della volontà e dell’orgoglio di essere imprenditori manifatturieri e tessili”, Giardini ha rilevato che, relativamente alla regolamentazione della marcatura d’origine, si è ancora al nulla di fatto e non si sa quando entrerà in vigore. “Il commissario Ue Peter Mandelson - ha argomentato il presidente - non ha voluto presentare le norme sull’indicazione della provenienza delle importazioni, per paura di reazioni durante il vertice Wto in corso” (vedi fashionmagazine.it del 13 dicembre). “Di certo sappiamo - ha aggiunto - che alle grandi marche e organizzazioni commerciali è bastato un mese per sbloccare le merci in arrivo dalla Cina. Possiamo quindi supporre che la regolamentazione del ‘made in’ sia poca cosa, solo una certificazione”. Sconcertante, secondo il presidente, l’indifferenza con cui Europa e Italia si stanno deindustrializzando, senza che le autorità intervengano per proporre politiche industriali di passaggio riservate alle parti più “deboli” o incentivi per consentire la sopravvivenza delle eccellenze. “Il tessile non chiede le stesse difese dell’agricoltura - ha affermato Giardini -, ma il rispetto delle leggi”. Ciò che è in declino, a suo avviso, non è infatti il tessile nazionale, ma il rispetto dell’ambiente oltre che dei diritti umani, della salute e sindacali.
Intervenuto all’incontro, il vicepresidente della fondazione Edison, Marco Fortis, ha supportato le argomentazioni dell’associazione con le statistiche. “Cina e Germania sono le due nazioni che più hanno influito negativamente sul saldo commerciale manifatturiero dell’Italia - ha commentato Fortis -. Se si esclude il loro contributo, il trend crescente da 14 anni a questa parte, indicativo che il nostro Paese ha ancora un peso e delle chance su alcuni mercati”. Il saldo dell’abbigliamento-moda, in particolare, ha cominciato a ridursi dal 2001, ma mantiene il segno positivo, in analogia con alimentari-bevande, arredo-casa e automazione-meccanica, le note quattro A. Dal 1991 al 2004 si parla di disavanzo invece, per i settori a debole specializzazione quali chimica-farmaceutica, elettronica-tlc e autoveicoli. “È perché abbiamo conservato l’industria manifatturiera, che nove regioni italiane sono tra le più ricche d’Europa - ha sostenuto l’economista -. Puntare sul terziario avanzato, come suggeriscono alcuni, piuttosto che su comparti quali il tessile-abbigliamento, significherebbe non crescere più per i prossimi dieci anni”. Il vero problema, secondo Fortis non è la mancanza di competenze tecnologiche, nè quella di idee: si tratta della concorrenza cinese che, operando in assenza di reciprocità, lima via via le quote acquisite dagli imprenditori italiani. Basta guardare alle importazioni dell’Ue a 15 Paesi. “Nel 1996 - ha spiegato - le calzature in pelle italiane, terza voce attiva della bilancia commerciale italiana, erano 11 volte quelle della Cina in valore, nel 2004 sono state soltanto il triplo”. Nell’oreficeria e gioielleria (quarta voce) il rapporto dell’import Italia/Cina è passato da 11,4 a 2. Negli abiti da donna (quindicesima voce) si è passati da un rapporto di 1,8 a 0,65. Nei completi maschili (trentacinquesima voce), da quota 4,8 a 1,7.
Puntare sulla ricerca per trovare aree da presidiare resta una delle strategie vincenti del made in Italy. A tal proposito, nel corso dell’assemblea di ieri è stata presentata la ricerca “‘Immaginaria’ degli stili”, curata dall’architetto Claudia Raimondo. Quattro i mood principali individuati dal lavoro, che punta a identificare stili di vita e categorie estetiche contemporanee: new classic (rassicurante, senza tempo, rilegge la classicità rinnovandola senza stravolgimenti), glam (elegante, eccessivo, legato a un’idea di lusso evidente, cinematografico), new tech (grazie all’uso innovativo della tecnologia, consente di proiettare verso il futuro gli oggetti e gli elementi dell’ambiente in cui viviamo) e Native (ha a che fare con l’aspetto naturale delle cose e celebra gli aspetti legati ai sensi). Per saperne di più, www.tessilvari.it.
e.f.
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