Tommy Hilfiger: segnali positivi dalla semestrale

Ricavi in ascesa del 3,5%, a quota 772 milioni di euro, per il Tommy Hilfiger Group nel semestre archiviato il 30 settembre scorso. In Europa, in particolare, si è registrato un incremento delle vendite retail del 24,4% (+2,5% a periodi comparabili).
Il lato debole nel nostro continente è stata la distribuzione wholesale, che ha rallentato il passo al punto da incidere negativamente sulle vendite complessive in questo territorio, facendole arretrare del 6,4%. Anche per questa ragione, il management ha tracciato una strategia che prevede la riduzione del 15% dei clienti europei, in modo da poter contare su un network compatto e profittevole.
Buono l'andamento in Nord America - dove è stato aperto lo scorso settembre il grande flagship store newyorkese -, con un fatturato di 324 milioni di euro (+13,1%, o +4,9% a tassi di cambio comparabili). Da segnalare l'exploit nel settore wholesale: +23,3% (o +13,7% a tassi di cambio comparabili), merito anche dell'introduzione in campionario di nuove proposte di accessori, in particolare borse e scarpe, e dell'ampliamento dell'offerta all'interno dei department store Macy's.
Passando al Far East, in Giappone le vendite sono progredite del 20,1%, ma calate dell'1,8% a tassi di cambio comparabili. Nel resto dell'Asia e in centro-sud America l'avanzata è stata nell'ordine del 9,8% (stabile a tassi di cambio comparabili).
Al 30 settembre scorso, i negozi Tommy Hilfiger nel mondo erano quasi 950 (di cui il 50% a gestione diretta), grazie all'opening di 40 store nel semestre. Tra le priorità del management spicca un'attenta gestione della supply chain, in modo da rendere la struttura aziendale più efficiente e da calmierare i costi.
a.b.
stats