Tommy Hilfiger: stop a 37 negozi negli Usa

La griffe statunitense, tuttora in cerca di un Ceo, ha registrato un aumento dell’utile nel secondo trimestre. Ma 37 delle 44 boutique negli Stati Uniti sono in procinto di chiudere i battenti.
La società, il cui quartier generale si trova a Hong Kong, ha raggiunto un utile netto di 61 milioni di dollari (62 milioni di euro), con un incremento del 27,3%, ancora una volta da ascrivere al buon andamento sul mercato europeo. Praticamente invariato il fatturato, a quota 546,5 milioni di dollari, mentre alla voce “wholesale” il business è sceso del 2,9%. Al contrario, le vendite al dettaglio hanno totalizzato un +10,8%, come risultato dell’opening di nuovi store dal 30 settembre 2001. Ma proprio in questo contesto si profila una serie di tagli: Tommy Hilfiger ha annunciato che, per privilegiare gli investimenti nel Vecchio Continente, 37 dei 44 punti vendita negli States cesseranno l’attività. Infatti queste boutique hanno generato perdite per 4 milioni di dollari nel secondo trimestre di quest’anno e di 7,2 milioni di dollari nella prima metà sempre di quest’anno. Nei sei mesi conclusi il 30 settembre, le vendite nette della società sono leggermente cresciute (+1,2%, per un totale di 912,8 milioni di dollari). Quanto all’utile netto, è sceso dell’8,3% a 52,2 milioni di dollari prima di un onere straordinario legato a un cambiamento nei principi contabili. Considerando le tasse e gli oneri contabili, le perdite nette della Tommy Hilfiger sono ammontate a 377,8 milioni di dollari nel semestre. Novità, infine, ai vertici: Joseph Scirocco, precedentemente tesoriere e Cfo della Tommy Hilfiger Usa and Licensing, è stato promosso a Cfo della compagnia. Scirocco sostituisce Joel Newman, che rimarrà comunque in Tommy Hilfiger, in veste di vice-presidente esecutivo per la finanza e operazioni collegate. James P. Reilly, attualmente corporate controller della Tommy Hilfiger Usa, ricoprirà la stessa carica per la Tommy Hilfiger Corporation.
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