Tracciabilità: aggiornamenti e precisazioni sui lavori in corso da parte di Ati

La tracciabilità - l’indicazione di origine di filato, tessuto e confezione di un capo di abbigliamento – è la strategia da perseguire al fine di rilanciare il tessile italiano ed europeo anche per l’Associazione Tessile Italiana: un concetto ribadito nel corso di una conferenza stampa organizzata per fare chiarezza sul progetto, che ora passa al vaglio di Euratex.
Già da diversi mesi si parla del tema della tracciabilità che, proposta da Sistema Moda Italia (Smi) e Ati ha già l’appoggio del Governo (vedi fashionmagazine.it del 9 maggio e del 26 giugno) e ha raccolto anche il favore dei sindacati. Il cammino si profila lungo e laborioso ma, come ha confermato oggi Michele Tronconi, vice-presidente di Ati, il documento sulla proposta di un’etichetta più esplicativa per i capi in circolazione nell’Unione europea sta per essere inviato in questi giorni a Euratex, la principale organizzazione del tessile-abbigliamento a livello europeo, e al Governo. Il passaggio successivo sarà una sua valutazione in sede europea e quindi a livello mondiale (il prossimo appuntamento dei ministri internazionali è a settembre a Cancun in Messico). “Per vedere le regole sulla Gazzetta Ufficiale, però, occorrerà circa un anno” hanno precisato all’incontro.
Come ribadito dal rappresentante di Ati, non si tratta di una misura protezionistica ma di un modo per rendere più trasparente la produzione del tessile abbigliamento (“saranno più evidenti soprattutto i costi sostenuti dagli industriali per attenersi alle rigide regole produttive nazionali ed europee”). Il tutto andrà a vantaggio del consumatore che, più consapevole e informato, potrà decidere “in quale cultura del produrre continuare a vivere”, ha precisato Tronconi, evidenziando che chi acquista un capo made in Italy premia di fatto un sistema produttivo corretto.
In base a quanto emerso dall’appuntamento di oggi, si tratta probabilmente del primo progetto di politica industriale realizzabile senza che le aziende, il Governo e la Comunità europea vengano gravati da costi di qualsivoglia natura. Uno dei problemi sollevati resta quello del controllo. Le associazioni di categoria stanno proponendo l’autocertificazione da parte delle aziende di produzione e maggiori verifiche alle dogane alle quali, secondo Ati, dovrebbero essere devoluti maggiori poteri: oggi la contraffazione è perseguibile penalmente, ma in molti casi le punizioni non vengono comminate perché in sede giudiziale spesso vince chi ha l’avvocato migliore.
Un altro nodo da sciogliere resta quello della comunicazione: come rendere efficace la nuova serie di messaggi con i quali il consumatore moderno dovrà prendere confidenza nel momento dell’acquisto di un capo di abbigliamento? L’idea, ha dichiarato Tronconi, è quella di intensificare l’attività di marketing con messaggi tipo “Pubblicità progresso”. Le statistiche, intanto, confermano che la sensibilità del consumatore a tematiche quali il rispetto dell’ambiente, la tutela della salute e il rispetto dei diritti umani è in netta ascesa; ancora non si sa, invece, se una maggiore trasparenza si tradurrà in un impulso più forte al consumo consapevole.
e.f.
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