Tre seminari sulle prospettive dei calzaturieri italiani in Cina

L’Anci ha promosso un’analisi su alcuni Paesi emergenti e in primo luogo sulla Cina, considerata un mercato di prioritaria importanza sia in virtù delle dimensioni, sia in previsione dei cambiamenti legati all’ingresso nel Wto. I risultati saranno presentati in tre seminari. Oggi il primo a Stra. In particolare la ricerca “Opportunità per la calzatura italiana sul mercato cinese” - elaborata da Bexcel Management Consultants di Pechino con la collaborazione dello Studio Ambrosetti - vaglia le potenzialità commerciali e le opzioni strategiche delle aziende italiane in quest’area. “L’obiettivo principale di questo lavoro – spiega il direttore di Anci, Leonardo Soana - è aiutare i nostri associati a comprendere il mercato cinese, identificando le opportunità commerciali, ma soprattutto approfondendo la conoscenza del sistema distributivo”.
Lo studio infatti offre non soltanto un’analisi necessaria per un primo approccio al mercato, ma approfondisce le diverse aree del vasto territorio cinese (oltre 9,5 milioni di chilometri quadrati pari a 31 volte l’Italia) attraverso la descrizione di dodici città considerate rappresentative dell’intero Paese. In queste città sono state realizzate oltre 300 interviste a funzionari amministrativi, responsabili e dirigenti di aziende commerciali, manager di grandi magazzini, importatori, distributori, dettaglianti e al personale di aziende di produzione delle dodici città selezionate. I risultati della ricerca offrono quindi non soltanto una descrizione della realtà locale, ma anche suggerimenti operativi su possibili azioni promozionali o strategie distributive.
“Abbiamo chiesto ai ricercatori – aggiunge Soana - di mettersi dalla parte delle piccole-medie aziende italiane e di offrire loro uno strumento di conoscenza, ma soprattutto operativo. Nonostante la Cina sia un Paese vastissimo, il mercato cinese delle calzature di importazione è molto piccolo, rappresentando una percentuale inferiore all’1% del mercato calzaturiero totale". Solamente i consumatori delle fasce di reddito più alte, stimati nel 5% dell’intera popolazione, possono permettersi di acquistare calzature di importazione. "Per questo - precisa Soana - è importante per una azienda non sbagliare le mosse, perché gli errori possono costare cari e possono mandare in fumo due o tre stagioni di vendita”.
Nella ricerca si affrontano inoltre problemi quali le tasse, i pagamenti e le procedure d'importazione, nonché l’analisi dei più importanti grandi magazzini della Repubblica Popolare. “Tra i maggiori problemi per entrare sul mercato cinese – continua il direttore di Anci - vi sono senza dubbio gli alti dazi all’importazione: oggi si attestano sul 25% e a questi vanno sommati gli altri ricarichi dei diversi intermediari commerciali. L’entrata della Cina nel WTO porterà a una riduzione dei dazi e alla liberalizzazione del settore distributivo migliorando la competitività dei prodotti di importazione sul mercato”.
Infine la ricerca descrive le opportunità di business garantite da investimenti in strutture commerciali o produttive in Cina e vantaggi e svantaggi dei diversi approcci al mercato.
I risultati dello studio sono oggetto di tre seminari in altrettanti distretti calzaturieri a partire da oggi, 14 febbraio alle 17 a Stra (presso l’Acrib in Via Mazzini 2 ). La seconda tappa sarà a Civitanova Marche il 10 marzo, sempre alle 17, all’hotel Miramare in Via Matteotti 1, e la terza a Firenze l’11 marzo, ancora alle 17, presso l’associazione industriali di viaValfonda 9.
Ai seminari interverranno, oltre ai rappresentanti di Anci, Romeo Orlandi, direttore dell’Ice di Pechino e Paolo Borzatta, responsabile rapporti internazionali dello Studio Ambrosetti.
c.mo.
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