Trimestre in calo per Luxottica

Il gruppo dell’occhialeria Luxottica ha chiuso il primo trimestre dell’anno con fatturato e utili in discesa, penalizzati dalla svalutazione del dollaro. Nelle stime del management, incrementi del fatturato possibili solo a partire dal 2004.
La società guidata da Leonardo Del Vecchio ha visto scendere i ricavi netti a 704,5 milioni di euro dai 880,5 milioni dello stesso periodo dello scorso anno (a cambi costanti si tratta di un calo del 6,6%). Il risultato netto consolidato è diminuito a 65,6 milioni dai 101 milioni del trimestre 2002.
In particolare, la divisione wholesale ha registrato una diminuzione dei ricavi del 15,1%, mentre quella retail ha subito un ribasso del 19,4%. Per il primo comparto Del Vecchio confida nell’effetto positivo delle nuove linee di occhiali lanciate a marzo (le griffe new entry sono Versace e Versus), dopo il mancato rinnovo della lienza con Armani, sostenuto da una tempestiva riallocazione degli investimenti prima dedicati ai marchi Armani e ora dirottati sui brand in portafoglio. Quanto al retail, penalizzato dalla situazione di incertezza legata alla guerra in Iraq e dalle condizioni meteorologiche sfavorevoli negli Usa (soprattutto nel mese di febbraio), “gli ultimi dati sul consumo fanno trapelare segnali di possibile inversione del trend negativo”, ha dichiarato Del Vecchio.
“Il calo delle performance – ha proseguito il presidente di Luxottica - si deve globalmente a tre fenomeni: la svalutazione del 18% del dollaro rispetto all’euro nel periodo considerato, il dimezzamento delle vendite per i marchi Armani ed Emporio Armani (già nelle stime del management) e la debolezza dell’economia statunitese (l’area rappresenta il 70% delle vendite consolidate del gruppo)”. Le attese di Luxottica sono però di una progressiva diminuzione di questi tre effetti nel tempo, ma per rivedere in rialzo il tasso di crescita del turnover occorrerà aspettare il 2004. Per la fine di quest’anno l’utile per azione è atteso a 0,69 euro, se il cambio oscillerà tra la parità euro/dollaro e quota 1,10 dollari per 1 euro.
e.f.
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