Turchia e Italia più vicine: se ne è parlato oggi a un convegno

Migliorano i rapporti commerciali tra Italia e Turchia, tanto da portare il nostro Paese al secondo posto tra i partner europei della nazione turca, con un tasso di export in crescita costante. Non solo questo è emerso oggi a un convegno organizzato presso la sede della Camera di Commercio di Milano.
Un evento organizzato in occasione della visita del ministro dell'Industria e del Commercio turco Ali Coskun, con il supporto di Assolombarda, Confindustria, Ice e Promos, azienda speciale della Camera di Commercio per l'internazionalizzazione.
I numerosi interventi da parte del ministro e degli imprenditori presenti hanno mirato a proporre la Turchia come nazione ideale in cui investire, grazie a una politica di sgravi fiscali, ai liberi movimenti di capitale, a manodopera qualificata e, non ultima, alla vicinanza geografica. Non solo per le grosse imprese italiane già presenti - quali Barilla, Fiat, Pirelli - ma anche per le Pmi. Si è addirittura ventilata l'ipotesi di "mettere insieme know how italiano e capacità produttiva turca, per creare marchi nuovi e fronteggiare l'aggressività asiatica".
Intanto ieri a Roma il ministro Coskun e il nostro ministro per le attività produttive Antonio Marzano, unitamente al viceministro Adolfo Urso, hanno siglato la nascita di un tavolo di monitoraggio dell'economia italo-turca, cui seguirà un secondo summit a Smirne in settembre. Un modo per cementare l'unione commerciale tra due realtà sempre più vicine. Da parte italiana, il saldo attivo nel 2004 è stato di 1,7 milioni di euro, con un +17% di export verso la Turchia nel gennaio 2005. Da parte turca, la liaison con l'Italia avvalora la capacità di questa nazione di porsi come attore credibile nel contesto dell'agognata Ue.
Ora manca soltanto l’ok del parlamento turco alla nuova legge sugli investimenti, che estenderà le agevolazioni già presenti: i vantaggi vanno dalla messa a disposizione di aree per gli insediamenti agli sgravi fiscali. Come ha precisato Coskun a Roma, gli emendamenti alla legislazione sugli investimenti parificano i diritti degli investitori stranieri a quelli degli imprenditori locali. Le imprese italiane potranno quindi riesportare gli utili, godere di esenzioni fiscali per cinque anni, sgravi contributivi per gli impiegati locali e sconti sui costi energetici.
m.c.
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