Un 2003 da dimenticare per Levi Strauss & Co.

I risultati 2003 dell’americana Levi Strauss & Co., che ha chiuso il bilancio il 30 novembre scorso, evidenziano una perdita netta pari a 349 milioni di dollari rispetto all’utile di 7 milioni realizzato nel 2002. Un anno spiacevole - come lo ha definito lo stesso Phil Marineau, ceo della società del jeanswear - durante il quale l’incertezza economica ha influito sul business europeo e i marchi Levi’s e Dockers hanno perso appeal negli Stati Uniti.
I ricavi netti annuali sono scesi a 4,091 miliardi di dollari dai 4,146 miliardi dell’anno fiscale 2002, in calo dell’1% a cambi correnti (-6% a cambi costanti). Come ha fatto osservare Marineau, nell’ambito di questi valori hanno ottenuto performance in controtendenza sia la divisione Asia-Pacifico, sia il brand Levi Strauss Signature sui mercati statunitense, canadese e asiatico.
Il margine operativo lordo del 2003 è diminuito a 1,574 miliardi di dollari, da quota 1,69 miliardi (-6,9%), mentre l’utile operativo è salito a 311 milioni di dollari dai precedenti 253 (+23%) milioni, grazie a minori compensi maturati (destinati a incentivi) per 139 milioni. Gli interessi sul debito, inoltre, sono lievitati a 254 milioni di dollari (186 milioni nel 2002), a fronte di un indebitamento totale di 2,32 miliardi di dollari (1,85 miliardi nel 2002).
Nessun segnale di ripresa, per Levi’s, dall’andamento del quarto trimestre: il giro d’affari ha segnato un –5% contraendosi a 1,198 miliardi di dollari; la perdita operativa ha raggiuto i 9 milioni di dollari, dall’utile di 134 milioni dello stesso periodo del 2002; la perdita netta ha totalizzato 245 milioni, dal precedente risultato netto positivo di 21 milioni di dollari.
“Ci stiamo attivando con aggressività per migliorare il nostri numeri di bilancio per la fine dell’esercizio in corso” – ha detto Marineau. Nelle nostre stime per il primo trimeste, il fatturato dovrebbe realizzare un incremento del 5% a cambi correnti, in linea con lo stesso periodo dello scorso esercizio a cambi costanti”. Cautamente ottimista, il manager ha spiegato che la società sta procedendo nel razionalizzare le linee di prodotto, eliminando le proposte sottoperformanti, e concedendo in licenza alcune produzioni che non rientrano nel business “core”.
e.f.
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