Un 2003 di nuovo in peggioramento secondo un’analisi di Ideabiella

La 51 esima edizione di Ideabiella si è conclusa ieri a Cernobbio (Co) e per il settore tessile maschile italiano di fascia alta è tempo di tracciare un bilancio: un campione composto da 58 aziende del settore (49 nel comparto laniero, 9 nella lavorazione di cotone, lino e seta) per il secondo anno consecutivo ha subito un peggioramento dei risultati. "L’industria tessile che partecipa a Ideabiella, tuttavia, ha saputo difendersi meglio", ha dichiarato il presidente della rassegna Paolo Zegna.
Nel 2003 il fatturato complessivo delle 58 realtà esaminate è sceso a 1.825 milioni di euro, dai 1.940 milioni del 2002. Le esportazioni sono diminuite del 9,95%, contraendosi a 981 milioni di euro: un valore che riflette sia una minore quantità di metri di tessuto fatturati, sia gli effetti negativi della rivalutazione dell’euro nei confronti del dollaro. Stabile invece il numero di impiegati, che si è mantenuto a quota 10.844.
Disomogeneo l’andamento dei due comparti esaminati dalla ricerca di Ideabilella. Nel settore laniero (il 90% del campione) il fatturato è diminuito del 6,58% a 1.652 milioni di euro e l’export ha segnato un –10,81%. Di segno opposto il trend per i settori cotone, lino e seta che, seppure senza slanci, hanno realizzato un +0,71% dei ricavi raggiungendo complessivamente i 174 milioni di euro. Lo stesso dicasi per le esportazioni che, arrivando a quota 87 milioni di euro hanno realizzato un +0,5%.
A commento delle statistiche, Paolo Zegna ha invitato a riflettere sul fatto che nei risultati globali la contrazione del fatturato è risultata inferiore a quella delle vendite all’estero. “ Il tessile-abbigliamento italiano resta una delle colonne della nostra ecoomia”, ha sottolineato il presidente di Ideabiella.
e.f.
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