Un anno vissuto aspettando una ripresa che non è arrivata

“Un anno vissuto aspettando una ripresa che non è arrivata”, così Gaetano Marzotto presidente di Pitti Immagine ha definito il 2002 in occasione della conferenza stampa di presentazione dei saloni fiorentini del primo semestre 2003. E il 2003 sarà un altro anno intermedio. “Gli indici della produzione, delle esportazioni e dei consumi da oltre un anno anchilosati; le aspettative stagionali dei punti vendita disattese per la terza volta consecutiva; la lievitazione dei prezzi (non importa se vera o presunta) che taglia i budget dei consumatori decisamente più di quanto rilevato dai dati ufficiali”. Questa secondo la nota economica elaborata da Hermes Lab per Pitti Immagine la situazione dell'industria tessile, abbigliamento e calzature. Un momento di recessione sulla cui gravità, tuttavia, esistono opinioni diverse. “Certamente – prosegue il comunicato -è difficile liquidare questa strana miscela di stasi dei consumi (secondo l'Istat: +0.9% in valori correnti nel primo semestre; di fatto -1.5% in termini reali), flessione della produzione (-7% tra gennaio e luglio) e delle esportazioni (-6°/0), come una semplice battuta d'arresto”. Ma è anche vero che le tesi più catastrofiste - quelle che parlano di incapacità strutturale del sistema ad adeguarsi al nuovo contesto competitivo – “perdono di consistenza non appena i sintomi del disagio siano esaminati in una prospettiva temporale più ampia, di medio periodo. Si deve piuttosto parlare di una caduta causata dalla combinazione di fattori esterni e interni e aggravata poi dalla grave crisi internazionale - anzi, dalle crisi internazionali”. Quanto ai bilanci 2002 “i giochi sono praticamente fatti”, dice ancora la nota: la stagione autunno-inverno 2002/03 non è andata bene; il sell-out nonostante il clima insolitamente freddo non decolla. “Istituti di ricerca, associazioni di settore e distretti industriali concordano nel prevedere una caduta della produzione di almeno 2-3 punti percentuali in valore, e di quasi il doppio in quantità”. Alla voce export il calo per la moda made in Italy si può stimare in circa 1.500 milioni di euro. “II sistema moda esporta il 60-65% della produzione (il 10% va in Germania, il grande malato dell'UE) e il previsto rialzo del +4.3% commercio mondiale non può rilanciare più di tanto le nostre produzioni” continua la nota. Anche dai consumi interni non c’è da aspettarsi molto: tante le giacenze rimaste invendute delle passate stagioni, “occorrerà tempo prima che i consumi liberino il trade dalle tossine accumulate”. Meglio non farsi illusioni quindi: anche se nel corso del 2003 gli indici torneranno a risalire la china e gli orizzonti si schiariranno, saremo comunque di fronte a un anno intermedio e difficile: “ Il sistema moda dovrà cercare al proprio interno l'energia per ripartire, iniziando a ripensare contenuti, organizzazioni e strumenti di comunicazione – conclude la nota -. Quando questo ciclo sarà finito, scopriremo cosa è cambiato; la ripresa, infatti, non arriverà per tutti”.
c.mo.
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