Un convegno a Milano: moda e tecnologia, un legame da rafforzare?

Le imprese italiane investono poco in tecnologia: tra lo 0,5 e lo 0,7% del loro fatturato. Il dato è emerso da uno studio presentato ieri, durante il convegno milanese dedicato a "Moda e tecnologia", dal professor Carlo Alberto Carnevale Maffé, docente del Master in Fashion, experience and design management dell’Università Bocconi. Il seminario è stato realizzato nell’ambito del programma "Human tecnology", promosso dall’associazione culturale Etica Europa.
Secondo Carnevale Maffé, la tecnologia è ancora un’ancella del sistema moda italiano, quando invece dovrebbe essere applicata come fattore competitivo. E questo deve valere non solo per il prodotto, per esempio uniformando gli standard, ma anche per i processi dell’intera filiera, attualmente ancora troppo frammentata.
Di diverso parere a proposito della scarsa attenzione della moda italiana verso la ricerca tecnologica il Cavalier Mario Boselli, presidente della Camera Nazionale della Moda, che ha aperto l’incontro, ospitato per tutta la giornata di ieri negli spazi della Triennale e inserito nell'ambito del programma “Human technology”, promosso dall' associazione culturale Etica Europa (vedi fashionmagazine.it del 17 maggio).
“Gli investimenti nel campo dell’innovazione nel sistema della moda italiana nel suo complesso ci sono, eccome – ha sottolineato Boselli -. In questo settore, più che in altri ambiti, la ricerca è significativa. Lo dimostra il numero delle collezioni: da due a sei, e anche otto, l’anno. Solo che è difficile parlare di budget specifici destinati a questo ambito, perché l’innovazione è connaturata all’attività di tutti i giorni”.
Gaetano Marzotto, presidente di Pitti Immagine, ha ribadito che “occorre velocizzare al massimo i tempi di presentazione dei capi nei punti vendita, presentando una proposta ‘continuativa’ con tanti flash e non tre-quattro collezioni l’anno”. “Per uscire dalla crisi del settore – ha precisato - non si deve investire solo in prodotto e distribuzione, con lo scopo di velocizzare il processo, ma soprattutto studiare il consumatore, per capire davvero cosa vuole”. Un obiettivo che “si può raggiungere facendo squadra - ha concluso Marzotto -. Una cosa più facile se si tratta di un gruppo verticalizzato, ma possibile anche se si ragiona in termini di distretto". Secondo Marzotto, il processo di velocizzazione potrebbe portare a una progressiva riduzione nel numero delle piccole imprese e alla loro integrazione nelle grandi aziende.
f.i.
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