Un convegno a Vicenza fa il punto su come valorizzare la filiera made in Italy

Si è parlato di come garantire un futuro alla filiera della moda italiana, venerdì scorso a Vicenza, nell’ambito del convegno "Tracciabilità dei capi d’abbigliamento: un obbligo verso il mercato, una necessità per il domani", promosso da Confartigianato del Veneto, Itf – Italian Textile Fashion e il Consorzio Modattiva.
La mattinata di studio si è avvalsa dell’intervento di Alessandra Vittoria, direttore generale di Itf, l’associazione camerale per lo sviluppo e la valorizzazione del settore moda che, costituita nel maggio 2005, ha elaborato e reso disponibile un sistema di tracciabilità volontario, cui attualmente aderiscono 70 aziende. Nicola Torregggiani, dello stesso organismo, è sceso nel dettaglio tecnico, descrivendo i principali requisiti per ottenere la certificazione Itf.
Elisabetta Boscolo, dirigente della Cciaa di Vicenza, ha invece spiegato quali sono le attività ispettive che la Camera di Commercio locale sta svolgendo sulla conformità dei prodotti tessili e che durerà per tutta l’estate presso produttori, grossisti e dettaglianti, per garantire il rispetto delle normative europee, assicurare la trasparenza del mercato e tutelare una corretta commercializzazione.
Infine, la testimonianza di Nicoletta Scalchi, presidente del Consorzio Modattiva, una rete organizzata di imprese artigiane che operano conto terzi e che collaborano per offrire un servizio completo, tutte certificate Itf: “I problemi principali per realtà come le nostre sono legate al costo della mano d’opera. Servirebbero maggiori incentivi e sgravi fiscali per chi mantiene la produzione in Italia. Tentare di competere al ribasso sul costo del lavoro non è certo la strada giusta da seguire. La risposta è invece valorizzare l’eccellenza del nostro prodotto, fare informazione e creare consapevolezza”.
Al convegno ha partecipato con un intervento anche la stilista-imprenditrice Rosy Garbo che ha denunciato come per le medie imprese sia difficile essere competitive rispetto ai colossi della moda, dotati di ben altri mezzi finanziari.
e.a.
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