Un importante passo avanti per il Made in a livello europeo

Il Parlamento Europeo ha approvato oggi la revisione del sistema di etichettatura europea, chiedendo alla Commissione di proporre un nuovo schema armonizzato e obbligatorio. Un passo avanti importante per il Regolamento sul "Made in" nel settore tessile: il commento dell'onorevole Lara Comi.
In sostanza, dice il Parlamento, le etichette "Made in" dovrebbero essere obbligatorie per tutti i capi d'abbigliamento e altri prodotti tessili commercializzati in Europa - non solo abiti, ma anche tende, divani, tovaglie e perfino giocattoli, se composti da tessuto almeno per l'80% - per evitare che consumatori siano tratti in inganno da diciture che suggeriscono che la manifattura sia stata eseguita in uno Stato Ue, invece che in un Paese terzo.
La relazione del Parlamento, preparata da Tine Manders, liberale olandese, è stata approvata con 528 voti a favore. “Si tratta di un risultato importante, ottenuto grazie all’accordo tra Ppe, socialisti e liberali - dichiara a fashionmagazine.it l'italiana Lara Comi, responsabile del rapporto per il gruppo Ppe e vice-presidente della Commissione Imco (Mercato interno e protezione dei consumatori) -. E tengo a sottolineare anche l’adesione dei parlamentari tedeschi e francesi”.
Comi si dice molto fiduciosa anche per quanto riguarda i prossimi passaggi, “perché il Trattato di Lisbona ha rafforzato il ruolo del Parlamento europeo – spiega - con l’estensione della procedura di codecisione, ma anche perché l’Italia sta facendo un grande lavoro di squadra che vede uniti europarlamentari, Antonio Tajani, vice presidente della Commissione Europea per l’industria e l’imprenditoria, il vice ministro dello Sviluppo Economico Adolfo Urso e il presidente Silvio Berlusconi, che in questa fase è anche ministro dello Sviluppo Economico ad interim”.
Secondo la nuova regolamentazione votata oggi a Strasburgo, vengono istituiti due sistemi di indicazione dell'origine: uno obbligatorio per i prodotti provenienti dai Paesi terzi e uno facoltativo per quelli realizzati all'interno dell'Ue. In quest'ultimo caso, si considera Stato membro di origine quello in cui si siano svolte almeno due fasi di lavorazione su quattro del prodotto (tra filatura, tessitura, nobilitazione e confezionamento).
"Una tutela al contempo per i consumatori europei che desiderano conoscere l'origine dei prodotti tessili prima di acquistarli e per le Pmi che li realizzano all'interno degli Stati membri - conclude Comi -. Ciò vuol dire che non potremo più indicare ad esempio come ‘Made in Italy’ un prodotto che è realizzato soltanto per il 25% nel nostro territorio. Oggi dovrà essere fatto almeno per il 50% nel nostro Paese".
c.mo.
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