Un portale per il franchising oltreconfine

È la formula di internazionalizzazione che meglio si adatta alla realtà delle aziende italiane, piccole e frazionate. Per questo le Camere di commercio italiane all’estero (Ccie) hanno deciso di appoggiare il sistema del franchising e di rafforzarlo attraverso una rete.
Con queste parole Fabrizio Macrì, responsabile marketing della Camera di commercio italiana in Germania, spiega la decisione di dar vita a Franchising-net.org. Il portale, presentato ufficialmente sabato scorso all’interno del salone Expotrade, è nato su iniziativa della Camera di Francoforte alla fine del 2004 e oggi conta 17 Camere aderenti all’iniziativa.
L’obiettivo del progetto è fornire informazioni e servizi ai franchisor italiani che vogliono penetrare nei mercati esteri dei Paesi coinvolti. “Noi ci poniamo come intermediari – afferma Fabrizio Macrì - aiutando gli imprenditori ad avviare le loro attività di franchising, che è un sistema in forte crescita su tutti i mercati stranieri, soprattutto per l’abbigliamento e l’enogastronomia”.
I dati previsionali sul franchising in Italia per il 2005, rilasciati da Assofranchising, parlano chiaro e rivelano la crscita costante del settore. Si parla di aumenti del giro di affari del 6,9% rispetto al 2004, per complessivi 18 miliardi di euro, di un aumento del numero dei franchisor del 2%, di una crescita dei franchisee dell’1,6% e di una progressione degli addetti dello 0,9%.
“Bisogna però distinguere le formule di franchising da utilizzare – ha detto durante la presentazione Giuseppe Bonani di Quadrante Srl – perché molto diverso è operare nell’Europa dei 15 e nel NordAmerica, oppure investire in Paesi a basso reddito pro-capite, come gli Stati della nuova Europa o dell’Asia e del SudAmerica”.
Al dibattito hanno preso parte i rappresentanti della Camere coinvolte nel progetto di rete. Tutti si sono detti convinti del fatto che il franchising sia la migliore opportunità per avere una presenza diretta dei marchi italiani all’estero, evitando gli investimenti che implicherebbe una presenza industriale.
E tutti hanno sottolineato la necessità di adattare i prodotti del made in Italy ai gusti e alle tradizioni dei Paesi di investimento, scelta, invece, ancora poco praticata dai produttori.
g.m.
stats