Un’analisi di Pambianco conferma l’accelerazione dello sportswear a scapito del formalwear

Il quadriennio 2000-2003 vede lo sportswear made in Italy vincere sul formalwear, sia in termini di ricavi sia di utili. La notizia arriva da uno studio realizzato da Pambianco strategie d’impresa, che ha analizzato un totale di 85 aziende italiane.
Lo scorso anno le 25 imprese-campione specializzate nell’abbigliamento formale hanno prodotto un giro d’affari stimato nell’ordine di 1,18 miliardi di euro. Quasi quattro volte tanto sono i ricavi delle società attive nell’abbigliamento sportivo analizzate nell’analogo periodo, ma va detto che il data base, in questo caso, è costituito da ben 60 aziende del made in Italy. Quello che emerge da un confronto fra i due comparti nei quattro anni di riferimento è che il formalwear nazionale è cresciuto, in termini di turnover, soltanto dal 2000 al 2001, passando da 1,25 a 1,29 miliardi di euro. Negli anni successivi si è verificata invece una progressiva caduta dei valori. Lo sportswear, invece, ha mostrato un andamento crescente delle vendite, senza interruzioni, passando dagli 1,25 miliardi di fatturato del 2000 ai 4,38 miliardi preconsuntivi del 2003. Le stesse considerazioni valgono anche per l’andamento dei profitti.
Come rilevano gli esperti di Pambianco, la migrazione dei consumi dal formale all’active-sportswear è destinata ad amplificarsi, pur mantenendo quest’ultimo settore elementi di criticità quali la forza del marchio, il design e il livello qualitativo. Gli operatori attivi in questo ambito sono, inoltre, i principali candidati ai processi di delocalizzazione produttiva che interesseranno il sistema moda italiano nei prossimi anni.
e.f.
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