Unificazione Smi-Ati effettiva da ottobre

Sarà operativa dal prossimo mese di ottobre l’unificazione tra Sistema Moda Italia e Associazione Tessile Italiana, le due maggiori aggregazioni rappresentative degli industriali del tessile-abbigliamento made in Italy, che oggi a Milano hanno approvato l’intesa. A guidare la nuova organizzazione sarà Paolo Zegna, da un anno presidente di Smi.
Zegna sarà al vertice della federazione unica per i prossimi due anni, mentre Tito Burgi, attualmente alla presidenza di Ati, assumerà la carica di vicepresidente vicario. È in calendario per ottobre, inoltre, la nomina del consiglio direttivo e di altri vicepresidenti che affiancheranno Burgi.
Tuttavia, la nuova organizzazione, che si accinge a presentarsi compatta in Confindustria, non ha ancora un nome, che emergerà dopo un’ampia consultazione degli associati (al momento si dà quasi per certo che manterrà i termini “moda” e “Italia”).
Si realizza così un fronte ancora più compatto, per affrontare le nuove sfide del mercato, ma numerosi altri passi avanti devono ancora essere compiuti. A partire, per esempio, dalla dimensione: l’associazione unificata conta oltre 1.800 imprese associate, ma si tratta pur sempre di un quinto soltanto di tutto il settore. Un’impresa non facile, come ha spiegato lo stesso Zegna oggi in conferenza stampa, rammaricandosi che Tessilivari non abbia partecipato al processo di concentrazione.
Sottolineando il lungimirante contributo di Burgi all’unificazione, il presidente di Smi ha ricordato che gli ultimi 12 mesi sono stati improntati alle azioni di difesa. “Ora dobbiamo passare anche a programmi d’attacco - ha aggiunto Zegna -. Sappiamo che i problemi del nostro settore non derivano solo e principalmente dall’aggressività cinese. Su alcuni di loro (uno su tutti, la debolezza del dollaro nei confronti dell’euro) non abbiamo possibilità di intervenire direttamente. Molte delle nostre aziende, inoltre, sono gravemente penalizzate da un costo dell’energia tra i più alti del mondo. A questi problemi dovrebbe indirizzarsi il Governo a sostegno della competitività. Ma su altre criticità possiamo e dobbiamo intervenire, perché la loro soluzione dipende principalmente dalla nostra responsabilità e volontà”. Poi ha aggiunto: “In diversi campi noi potremmo fare ancora di più e meglio. Ad esempio, accelerare tutti i processi di collaborazione possibili, cercando di portare la nostra sfida sui mercati (Cina, India, Europa dell’Est, Brasile, Medio Oriente) che già oggi rappresentano delle significative opportunità”.
“Sappiamo che una delle debolezze del settore consiste nella sua eccessiva frammentazione – ha replicato Tito Burgi –. Il nostro sistema dovrà migliorare sul fronte dell’innovazione di prodotto, della qualità, del servizio ai clienti, della promozione sui mercati di riferimento, inclusa la messa a punto di un sistema fieristico sempre più forte e caratterizzato”. Per continuare a fare questo, come spiega il presidente di Ati, le aziende devono realizzare una vera integrazione tra loro.
Accennando alle mosse future della nuova entità, Zegna ha spiegato che occorrerà realizzare una verifica sullo stato di salute del settore, anche monitorando i flussi di acquisti dei vari clienti mondiali e tentando di stimare i trend di lungo periodo. A quel punto occorrerà agire per eliminare i punti di debolezza e valorizzare i plus emersi. In questo percorso gioca un ruolo chiave la comunicazione. “La promozione va intensificata. I marchi forti faranno da ‘rompighiaccio’ e da traino per i marchi meno noti, ma la cui produzione rappresenta ugualmente l’eccellenza del made in Italy”, ha concluso Zegna,
e.f.
stats