Un’indagine rivela che l’Italia è sinonimo di moda, anche in Cina

Se si dice Italia, cosa viene in mente ai cinesi? Prima di tutto abbigliamento (21%), calcio (20%), cibo e vini (15%). Arte (2%), cinema (1%) e musica (1%) restano, invece, in coda alla lista. Lo rivela una ricerca dell’istituto Piepoli, presentata ieri alla Convention 2005 della Camera di Commercio Italo Cinese.
Parlando di prodotti veri e propri, invece, il marchio “Italia” è soprattutto associato a beni alimentari (21%), abbigliamento (18%), pelletteria (15%) e calzature (7%). Significativa la collocazione della tecnologia, che occupa soltanto la settima postazione (2%).
In base all’analisi condotta dalla società di ricerche di marketing, l’elemento che maggiormente connota il made in Italy è il design (38%), seguito dall’accuratezza nei particolari (32%) e da elementi quali qualità, durata e status (29% nel complesso). Tra gli elementi che giocano a sfavore, invece, il prezzo troppo elevato, la contraffazione diffusa e lo stile eccessivamente classico per il pubblico più giovane.
Interpellati gli opinion leader della Repubblica Popolare (businessmen, giornalisti, grandi importatori di prodotti italiani), nella ricerca svolta dall’istituto Piepoli emerge che i prodotti italiani più acquistati sono pizza, pasta, abbigliamento, scarpe e vino. Gli operatori economici considerano la Penisola il Paese della moda, in particolare quella legata alla lavorazione della pelle. Gli oggetti del desiderio sono, infatti, i vestiti e gli accessori in pelle, seguiti da auto, moto e complementi d’arredo. I maggiori punti di forza delle aziende nazionali sono il know how e le capacità manageriali. I più riconoscono, inoltre, l’altissima qualità del prodotto italiano, anche se per metterla maggiormente in luce vanno migliorati marketing e promozione. Gli opinion leader dagli occhi a mandorla suggeriscono, inoltre, di migliorare i servizi post vendita e di ridefinire l’intera catena distributiva, soprattutto nelle città medio-piccole, così da diffondere più capillarmente il made in Italy. Mai scordarsi, poi, che le proposte vanno adattate ai bisogni del consumatore cinese e che la Cina non è solo Pechino e Shanghai. Garantire e mantenere un altissimo standard di qualità per giustificare i relativi premium price è fondamentale. Gli operatori cinesi concordano, infine, sulla necessità di lottare duramente contro il fenomeno dei falsi.
e.f.
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