Uomo e donna troppo vicini?

Questa volta il calendario convince i compratori, ma le date di Milano Moda Donna, sempre più a ridosso della manifestazione maschile, creano polemiche. Positivi i primi pareri dei buyer sulle collezioni femminili per il prossimo autunno-inverno.
Dopo le polemiche sul calendario eccessivamente concentrato della scorsa edizione di Milano Moda Donna, adesso la programmazione spalmata su nove giorni, di cui sei con le passerelle dei big, sembra mettere d’accordo i buyer italiani e internazionali. Le diatribe sul timing, però, non mancano.
Questa volta oggetto di aspre discussioni sono le date della manifestazione, sempre più anticipate e a ridosso di Milano Moda Uomo. Dalla kermesse maschile a quella femminile sono infatti passate solo quattro settimane.
Un mese risicato durante il quale i compratori – a cui purtroppo manca ancora il dono dell’ubiquità – sono rimbalzati (o avrebbero dovuto rimbalzare) tra Milano, Barcellona, Parigi, New York, Londra e, ancora, Milano: in un mix frenetico di sfilate e stesura degli ordini delle collezioni maschili e delle pre-collezioni femminili.
Detto ciò, è difficile, se non impossibile, trovare un accordo. “A causa di questa vicinanza – spiega Susanne Tide-Frater, creative director di Harrods – ho dovuto rinunciare ad altri impegni: per esempio non ho potuto partecipare alla fashion week newyorchese”. “Il lavoro così diventa più caotico – aggiunge Tide-Frater –. Ma credo sia pressoché impossibile trovare una soluzione che vada bene per tutti”.
“Il vero problema è che si sta sempre meno in negozio – fa notare Luc Dheedene, titolare del mega punto vendita Verso ad Anversa – e perdere il contatto con la realtà di vendita diventa pericoloso”.
“Iniziamo questa tornata di sfilate milanesi che siamo già stanchi – lamenta Federico Giglio delle boutique Giglio di Palermo –. Non solo: per ottimizzare i nostri impegni siamo stati costretti a ridurre il tempo dedicato a ogni singolo ordine, con un inevitabile danno sia per noi, sia per i fornitori”.
“Mi chiedo – aggiunge Giglio – come mai in estate tra l’uomo e la donna passano tre mesi, mentre in inverno solo quattro settimane. Evidentemente o da una parte, o dall’altra si sbaglia”.
“È chiaro che in una struttura complessa come quella di Saks Fifth Avenue i compiti sono suddivisi – dice un portavoce dei noti department store statunitensi –. I vari buyer, comunque, non riescono più a stare in ufficio un solo giorno. Inoltre spesso le aziende sono in ritardo con le collezioni e questo crea non pochi problemi organizzativi”.
Tutto questo anticipo, ovviamente, coinvolge le varie manifestazioni della moda: si dice persino che a New York alcuni stilisti non abbiano potuto far sfilare alcuni capi perché è mancato il tempo per realizzarli.
A conferma di questa supposizione, ieri si è saputo che il Council of Fashion Designers of America, per la prossima stagione, ha chiesto ai colleghi inglesi, italiani e francesi di spostare in avanti le date di una settimana (vedi notizia a lato). Certo è che l’argomento, oltre a essere di indiscussa attualità, suscita pareri contrastanti.
“Stiamo impazzendo per scrivere gli ordini in pochissimi giorni – sottolinea Flaminio Soncini titolare delle Tony Boutique di Magenta (Mi) e presidente onorario della Camera Italiana dei Buyer della Moda –, ma questo ci permette di vedere prima le collezioni e, quindi, anche di ottenere consegne migliori. In passato ci lamentavamo che tutto era troppo diluito, adesso che è troppo concentrato. Penso che inevitabilmente si debbano effettuare delle scelte e che questa sia, comunque, la soluzione migliore”.
Sul fronte moda, è ancora troppo presto perché i buyer possano esprimersi sulle proposte donna del prossimo autunno-inverno. “Al momento il parere è positivo: abbiamo, infatti, visto collezioni differenti tra loro, in grado di offrire spunti interessanti”, commenta Susanne Tide-Frater.
E a proposito del noto department store londinese, proprio lunedì su un noto quotidiano italiano si leggeva che Al Fayed avrebbe in mente di aprire uno store a Milano. “È una notizia che gira nell’aria – dice Tide-Frater –. Anche a Parigi, di recente, mi hanno chiesto se avremmo inaugurato uno spazio, ma non mi risulta proprio che tutto ciò abbia alcun fondamento”.
e.c.
stats