Upim: pronto il business plan del rilancio

Raggiungere i 600 milioni di euro di fatturato nel 2010, ritornare in attivo sul fronte redditività e investire 95 milioni di euro nei prossimi quattro anni: sono questi i punti principali del business plan 2006-2010 approntato per il rilancio di Upim. A spiegarne le linee guida è stato oggi l’a.d. Luca Rossetto, che ha indicato il 2008 come anno di turnaround della società.
"È un’azienda con grandi opportunità da cogliere in un mercato, come quello italiano, che vale 30 miliardi l’anno - ha sottolineato l’amministratore delegato -. Ma occorre una svolta profonda". "Tra il 2002 e il 2004 Upim ha perso il 3% degli scontrini a perimetro costante - ha continuato Rossetto - lo scorso anno ha registrato un ebit negativo (considerando gli affitti che non pagava, ma che da novembre ha iniziato invece a pagare) di 19 milioni di euro, numerosi negozi risultano in perdita e una resa al metro quadro inferiore del 40-50% rispetto ai concorrenti".
Molti dunque i nodi da sciogliere, attraverso un piano che prevede un forte rilancio del brand e dell’identità di Upim, dopo la scissione da La Rinascente, avvenuta lo scorso 31 ottobre, in due realtà distinte e autonome (nello stesso mese i nuovi azionisti hanno provveduto anche allo scorporo del patrimonio immobiliare, confluito in Tamerice Immobiliare srl cui fa capo Roma Colonna Immobiliare).
"Puntiamo a una crescita progressiva del fatturato che si attesterà a 600 milioni di euro contro i 495 milioni di euro del 2004 - ha continuato l’amministratore delegato -. Inoltre la redditività passerà da -19 milioni di euro a +19 milioni di euro nel 2008, fino a toccare i +24 milioni di euro nel 2010. Obiettivi che saranno conseguiti grazie a un forte impegno in termini di investimenti, pari a 95 milioni di euro, oltre a quelli già sostenuti nel 2005".
Il rinnovamento toccherà diversi punti. Riguarderà innanzitutto il prodotto, accrescendo la capacità propositiva di Upim, velocizzando il time-to-market, a oggi intorno ai 9-10 mesi, incrementando gli assortimenti e creando un visual merchandising d’impatto. "Purtroppo, se vogliamo essere competitivi, dovremmo spostare buona parte degli acquisti in Paesi con prodotti più convenienti rispetto all’Italia - ha proseguito Rossetto -. Per il 2010 contiamo che il 75-80% dell’offerta sarà importata".
Altro nodo focale è rappresentato dalla rete vendita, che ad oggi conta 149 negozi diretti in tutta Italia e oltre 200 affiliati. Saranno, infatti, chiusi i negozi in perdita e senza possibilità di rilancio, mentre buona parte degli investimenti serviranno ad ammodernare e adeguare i punti vendita obsoleti, ma redditizi. Inoltre, dopo le cinque nuove aperture avvenuta da maggio a oggi, è previsto l’opening di cinque store all’anno per il prossimo triennio. "Solo a chiusura del bilancio 2005 - ha chiarito l’a.d. - sapremo quanti negozi dovranno essere dismessi e quale sarà l’impatto sull’occupazione". Inoltre, ci sarà anche una riallocazione degli spazi a favore del tessile, punto di forza di Upim, con una crescita prevista delle vendite complessive per metro quadro dagli attuali 2.800 euro a 3.400 euro.
v.s.
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