Valentino tra i giochi di casa Marzotto

Qualcosa si muove sotto il cielo di Valdagno. Marzotto viene tirato in causa ad Arezzo, dove rivendicazioni sindacali richiedono a gran voce all'imprenditoria locale di rilevare dal gruppo veneto il marchio Lebole e riportartarlo nella città toscana, sede storica della linea di abbigliamento maschile che oggi Marzotto produce in outsourcing. Nessuna offerta ufficiale, tuttavia, è ancora arrivata a Valdagno, dove l'intenzione è quella di chiudere gli impianti toscani (negli ultimi tempi utilizzati per la produzione di private label).
Nelle ultime settimane, inoltre, rumors puntualmente smentiti dalla società hanno riportato a galla la candidatura Marzotto nella gara al controllo di Valentino, il brand di lusso che Hdp ha deciso di mettere sul mercato nell'ambito dello spin-off delle attività moda. Il gruppo di Valdagno aveva già mostrato interesse all'affare la scorsa primavera, rinunciando poi a proseguire le trattative per l'alto costo dell'eventuale acquisto. Oggi, secondo le indiscrezioni, Marzotto sarebbe, assieme ai gruppo francese Frey, uno dei candidati più accreditati a mettere le mani sulla maison romana fondata da Valentino Garavani. A sostegno di tale ipotesi c'è il fatto che l'azienda veneta perderà a fine 2003 le licenze Ferré (che passeranno a It Holding) e dovrà rimpiazzare il brand di via Pontaccio nel segmento lusso.
Fermento anche per la controllata Linificio e Canapificio Nazionale, tra i maggiori operatori europei del settore, in difficoltà nel 2001 a causa della forte competizione extra europea. Il fatturato totale nell'anno si è ridotto del 20% a 59 milioni di euro (contro i 73 milioni del 2000), nonostante l'azienda di Fara d'Adda (Bg) abbia mantenuto i livelli di profittabilità. Il Linificio ha annunciato investimenti di 15 milioni di euro nei prossimi due anni per una ristrutturazione che prevede, tra l'altro, la delocalizzazione di gran parte della produzione in Tunisia e Lituania.
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