Vestebene-Miroglio presenta C’est comme ça

Ha debuttato oggi alla Piccola Scuola del Circo di Milano la nuova linea C’est comme ça. Un "prêt-à-jouer" che fin dal nome vuole essere l'antidoto allo "stress-à-porter" dell’omologazione delle fashion-victim e ai diktat del total look. Ma l'atmosfera giocosa della presentazione non deve trarre in inganno: dietro il progetto c’è tutta la solidità della Vestebene-Miroglio.
Con questa nuova collezione il gruppo di Alba aggiunge un ulteriore tassello alla sua ampia offerta di linee: “Il nostro portafoglio marchi copre un ampio range stilistico, che va dal womenswear classico di Diana Gallesi al giovane easy to wear di Motivi, dalle taglie morbide di Elena Mirò al prêt-à-porter di Caractère – spiega Giuseppe Miroglio, direttore generale del gruppo di Alba –. Mancava però una collezione di punta, con un prodotto aggressivo, fashion, uno sportswear raffinato, femminile, chic. Un prodotto chiaramente riferibile al mondo delle seconde linee degli stilisti, area commercialmente molto dinamica e da noi fino a oggi non direttamente presidiata”.
Di qui la decisione di fare un primo step in questo ambito, riprendendo C’est comme ça, marchio storico di proprietà, che già in passato era riconducibile a questo segmento di mercato e che aveva anche il vantaggio di avere lasciato un buon ricordo nella percezione del consumatore.
“Ma per dare davvero autonomia al progetto – riprende Miroglio - abbiamo sentito che occorreva uscire dai nostri schemi abituali per sfruttare le competenze della terra in cui questo marchio era nato: il vicentino”.
A Vicenza, infatti, è nata una microstruttura di coordinamento affidata alla guida di Renato Guardini (un passato nel Gruppo Fratini e prima ancora in Replay ed Emporio Armani): “È più che altro un laboratorio di idee dove la parola d’ordine è flessibilità – racconta Guardini -. Il nostro obiettivo è la ricerca di una creatività a tutto tondo ma ben indirizzata al sell-out”.
Da un punto di vista stilistico, la collezione è oggi fatta a tre mani - un designer esperto di maglieria, uno forte nel capospalla e uno specializzato in gonne, pantaloni e camicie – “ma domani l’assetto potrebbe anche cambiare – assicura il responsabile del progetto - non c’è alcuna rigidità”.
Anche la confezione o i finissaggi vengono fatti laddove viene garantita la migliore specializzazione, in Italia o all’estero: “La parte in denim, per esempio - illustra Guardini - è ad alto valore aggiunto, per questo è realizzata nel nostro Paese. Altre lavorazioni sono delocalizzate dove ci sono le competenze migliori”.
Per la distribuzione sono state selezionate agenzie di ottimo livello in ogni regione italiana: “Quanto all’export – riprende Guardini – la prima stagione inizieremo da Spagna, Grecia e Russia, per poi proseguire con altri Paesi europei: intendiamo aggiungere due o tre nuovi mercati all’anno”.
Intanto è già stato commissionato lo studio di uno store-concept e si sta cercando la location giusta a Milano per aprire il primo flagship: anche per l’indirizzo del punto vendita, infatti, si vuole uscire dai soliti schemi del fashion-system, ma garantire al tempo stesso molta visibilità e il richiamo di una zona creativamente alternativa.
c.mo.
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