Wto: apre oggi a Hong Kong la sesta conferenza ministeriale

Prende il via oggi a Hong Kong, per concludersi domenica prossima, la sesta conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Molti gli interrogativi in apertura, dopo il fallimento del vertice di Cancun, in Messico, due anni fa. L’obiettivo resta quello di fare un ulteriore passo avanti verso la liberalizzazione del commercio nei settori agricolo, industriale e dei servizi.
Peter Mandelson, commissario Ue al Commercio, ha anticipato in un’intervista al quotidiano Il Sole 24 Ore di oggi che, se i negoziati multilaterali falliranno di nuovo (vedi fashionmagazine.it del 29 settembre 2003), tutti i 149 Paesi dell’Organizzazione punteranno al bilateralismo. “Non è un Round esclusivamente agricolo. Ci sono anche industria e servizi”, ha aggiunto Mandelson, nonostante i più vedano la questione agricola come il tema chiave. Quanto al fattore “Cina”, il commissario europeo ha affermato che molti temono di aprire i loro mercati, perché ipotizzano un’invasione di prodotti cinesi. “Come membro del Wto, la Cina ha gli stessi diritti degli altri - ha affermato Mandelson -. Il maggior contributo che i Paesi emergenti potranno dare allo sviluppo viene dalla costruzione di infrastrutture e servizi, quali i trasporti e le comunicazioni. Sbagliano quindi a rifiutare di liberalizzare industria e settore terziario”.
Tra le questioni irrisolte dell’appuntamento biennale (questa volta i lavori sono diretti da Pascal Lamy, predecessore di Mandelson nella Commissione europea) vi è, infatti, quella dell’eliminazione dei sussidi, che le economie ricche concedono agli agricoltori locali e della riduzione delle tariffe alle importazioni di prodotti agricoli (in base ad alcuni studi, è nel secondo caso, e non nel primo, che si conseguono i maggiori benefici derivanti dalla liberalizzazione del settore). Ma i negoziatori dovranno anche cercare di accontentare Paesi sviluppati e in via di sviluppo in merito ai tagli tariffari delle merci industriali (il 60% del commercio mondiale che comprende anche l’abbigliamento) e a una maggiore liberalizzazione negli scambi di servizi (il 30% del commercio mondiale).
Uno dei temi caldi sarà, inoltre, il commercio del cotone, che vede fra i protagonisti Usa e Cina. I primi sovvenzionano i propri coltivatori, ma così facendo mantengono bassi i prezzi della materia prima. La Repubblica Popolare può quindi rifornirsi più agevolmente e rendere sempre più competitiva la propria produzione tessile. Il grande Paese, tuttavia, sta valutando di aumentare i dazi sulle importazioni, così da favorire i produttori locali e frenare le esportazioni di prodotti tessili a basso costo. I più danneggiati dalla politica delle sovvenzioni sono, come era emerso a Cancun, Paesi poveri quali il Benin, il Mali, il Burkina Faso, i tre maggiori produttori dell’Africa Occidentale, per i quali il cotone costituisce una risorsa vitale.
A questo proposito, l’Ue è a favore di un pacchetto di misure pensate specificatamente per i Paesi meno avanzati, che prevede, per esempio, dazi nulli per le loro merci.
La deadline del Wto, per portare a termine il ciclo di negoziati avviati quattro anni fa con il Doha Round, è fissata a dicembre del prossimo anno.
e.f.
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